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I caratteri di una nazione

Dal Festival di Cannes, gli interpreti parlano dei loro personaggi

Fabrizio Gifuni (Carlo Tommasi)

Con alcuni degli attori di questo film ho condiviso con chi cinque, con chi dieci, con chi addirittura quindici anni di vita: è stato un elemento prezioso per dare quel senso di amicizia e confidenza assoluta che traspare dallo schermo. Con Luigi e Alessio ci conosciamo da quando avevamo vent’anni. Abbiamo iniziato a condividere insieme l’avventura di questo lavoro, le case, le serate, le interminabili discussioni. Non so se questo ti aiuta a riprodurre meglio uno stato d’animo. Sicuramente ci sono delle cose che sono già nei corpi, la naturalezza è come un filo rosso che non si interrompe mai. Anch’io rivedendo il film sono stato colpito dalle parti di grande amicizia. Sia quando siamo giovani, sia nel finale al casale. Le parti da cinquantenne sono una variabile sconosciuta e rivedersi è molto emozionante. Perché è un’ipotesi plausibile su come potresti davvero diventare. In fondo Carlo non perde mai la luminosità della giovinezza ma la mette al servizio delle istituzioni. Di questo personaggio mi ha conquistato la fiducia nel proprio Paese. E sinceramente in questo momento non è tanto facile da recitare. Sicuramente tra le fonti di ispirazione del personaggio c’è anche Ambrosoli. Una consapevolezza e tranquillità che non crollano. Poi della parte adulta mi piace, di Carlo, il senso di accoglienza verso una famiglia allargata, che si è stratificata nel tempo e che è rappresentata da questo casale che viene ristrutturato e aperto a tutti. Giordana è stato grandissimo perché gli attori hanno una consapevolezza relativa di quello che sarà il racconto, ognuno conosce il suo percorso. Cerchi di capire come costruirlo, ma Marco Tullio ha una padronanza assoluta degli ingredienti, conosce ogni tessera del puzzle e dove deve andare. Il titolo del film ovviamente viene dalla Meglio gioventù pasoliniana, la raccolta di liriche rivolte alla luminosità e all’utopia di un mondo contadino morente, ma anche dalla Nuova forma della meglio gioventù, l’apocalittica e nera riscrittura romana di quelle poesie. Il miracolo compiuto da Rulli, Petraglia e Giordana e essere riusciti a fondere insieme queste due opere.

a cura di Massimo Rota – Duel, giugno-luglio