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Intervista con Fabrizio Gifuni Carlo Tommasi

… prima di essere scelto da Marco Tullio Giordana per il ruolo di Carlo, avevo interpretato, nell’ultimo anno, personaggi molto contrastati: dal parricida de Il sole negli occhi di Andrea Porporati, allo scrittore attraversato da una forte crisi depressiva de L’inverno di Nina Di Majo. Il personaggio di Carlo, quindi, costituiva una specie di ritorno alla luce. Borghese nell’accezione migliore del termine, Carlo è un uomo molto solido, concreto, ma nello stesso tempo generoso, aperto, con un grande senso della famiglia e dell’amicizia. Raccontato soprattutto dalle sue relazioni con gli altri. In questo, il preesistente rapporto di amicizia e di collaborazione artistica con alcuni dei protagonisti del film (Luigi Lo Cascio, Alessio Boni e Sonia Bergamasco) è stato per me un elemento prezioso. Carlo diventa per i genitori di Nicola e Matteo quasi un terzo figlio maschio della famiglia; ne verrà addirittura inglobato sposando la più giovane dei carati. Brillante studente di economia, sceglie di consolidare la sua formazione in Inghilterra e diventerà al suo ritorno un economista illuminato dell’Ufficio Studi di Bankitalia.
Analogamente agli altri personaggi, mi sono posto il problema di come rendere il passaggio del tempo, quasi quarant’anni di vita. Prima d’iniziare il lavoro, oltre alle singole letture e ai materiali di documentazione, sicuramente mi è stato molto utile rivedere La notte della Repubblica, la lunga serie di Sergio Zavoli, grande esempio di televisione e indagine storica, che inquadrava il fenomeno del terrorismo in un discorso molto più ampio, proprio come La meglio gioventù. In Un amore di Gianluca Tavarelli avevo già interpretato, attraverso dodici momenti di vita di una coppia, dall’università fino ai quarant’anni, un ampio arco temporale. Ne La meglio gioventù il percorso di Carlo è stato ancora più lungo e complesso. Come raccontare il nostro passaggio dalla giovinezza all’età adulta, cosa si perde, cosa si conserva e cosa si acquista? Lavorare su questi temi coi mezzi artigianali dell’attore è molto affascinante. Come quando rivedi le vecchie foto di famiglia e scorgi cos’è cambiato nel corpo, nello sguardo. Ho cercato inoltre di documentarmi su quali erano stati i grandi cambiamenti del sistema economico e industriale di questi trent’anni per capire come Carlo avrebbe potuto reagire. Ne La meglio gioventù questi grandi eventi passano tangenzialmente, non sono mai spiegati in maniera didascalica. La Storia entra nella vita privata delle persone con molta delicatezza. Una delle cose belle del film è come viene raccontata l’amicizia tra persone di strati sociali molto diversi. Carlo, alla festa per il suo matrimonio, non vuole raccontare bugie all’amico operaio messo in cassa integrazione dalla Fiat, ma allo stesso tempo soffre perché sa benissimo che l’amico sarà una delle vittime della ristrutturazione industriale. Diventato un obiettivo del terrorismo, Carlo non vuole sradicare la sua famiglia e decide di restare in Italia malgrado i rischi che questo comporta.
Non è stato facile interpretare un personaggio che ha così tanta fiducia nel proprio lavoro e nel proprio Paese conoscendo bene il nostro presente storico. Un presente altamente drammatico e che molti di noi vivono con profonda angoscia.

dal pressbook per il 56° Festival di Cannes - 2003