TEATRO

Freud o l'interpretazione dei sogni
Hanno scritto (finora) dello spettacolo...

“Questo è uno di quegli spettacoli che non ti togli di dosso facilmente (...)
È uno spettacolo che fa ronzare il cervello, agita la fantasia, porta il sangue a mille giri (e lo raffredda).
Fabrizio Gifuni fornisce una prova di presenza mirabile. Tutto gira intorno a lui: è in scena per due ore e mezza (lo spettacolo, con l’intervallo, arriva alle tre ore, che scorrono velocissime). Tutto si muove grazie a lui, intorno a lui, dentro di lui. È l’uomo che pensa del sipario, l’incrinatura della prospettiva geometrica, il cervello popolato da fantasmi, da coccodrilli, è un uomo nudo che corre tra redingote, abiti lunghi e ombrelli aperti, tutti neri, tra Magritte e Kantor: corre nudo dietro al funerale che chiude, con immagine bellissima, il primo atto, lo sprofondamento nell’ancestrale e il tentativo di capire, di trasformare l’incubo in immagini, di decifrare le metafore del sogno”
Massimo Marino (doppiozero.com

Sarebbe, Freud, uno spettacolo da tenere in repertorio, come l’Arlecchino, a insegnamento, a futura memoria, nel cuore del mutamento: nel momento in cui le religioni non ci credono più e fanno di tutto per rinnovarsi – e si raccontano, ahi! la fiaba dei fondamenti – nel momento in cui la specie si guarda nello specchio della propria memoria. (...) Nell’intervallo mi sorge accanto Massimo Marino: ecco: diciamo la stessa parola: stupendo.
Giuliano Scabia, doppiozero.com

Fabrizio Gifuni per tre ore conduce in maniera strepitosa il gioco incessante dell’indagine e della ricostruzione (...) E bisognerebbe nominarli tutti gli attori meravigliosi che quelle vite fanno girare. Sono tutti bravissimi attorno a Gifuni/Freud, grande e umanissimo mago delle loro incomprese esistenze”
Gianfranco Capitta, Il Manifesto

Magnifico lavoro di regia, per me, oggi, il culmine della “Way of Life” ma anche e soprattutto “Way of Theatre” di Federico Tiezzi. (...)
Il Sigmund Freud di Fabrizio Gifuni s’impone all’attenzione degli spettatori per la sua duttilità nel padroneggiare i diversi cambi di situazione, mantenendo senza affanno la stabilità della propria presenza. (...) Ci sa trasmettere con autorevolezza e leggerezza allo stesso tempo l’ansia di conoscenza ma anche di certezza di Freud come se avesse fatto suo il celebre verso di Shakespeare dove si dice che gli uomini sono fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, ma anche nella naturalezza con cui sa destreggiarsi nel fluviale anche se ridotto testo, dato da sognare ai registi e agli attori.”
Maria Grazia Gregori, delteatro.it

Un cast formidabile (...) Una regia labirintica in cui gli attori pazienti riflettono i tormenti di questi uomini senza qualità. Su tutti si staglia il grande Fabrizio Gifuni che interpreta il padre della psicanalisi con una sensibilità che rappresenta l’ultima sfida del suo formidabile talento. (...) Successo strepitoso.
Enrico Groppali, Il Giornale

“Filo conduttore di elettricità è il personaggio stesso del medico austriaco che inaugurò il ‘900, affidato a uno strepitoso Fabrizio Gifuni."
Claudia Provvedini, rumorscena.com

Le vie del debbio, della domanda, dell’introspezione, perfettamente e con ricchezza percorsa da Gifuni/Freud.I pazienti, bravi e intensi tutti gli attori, i loro sogni, e un genio che pensa, elabora, fino a vedere l’arcaico, l’immutabile dentro l’animo umano.”
Magda Poli, Corriere della Sera

Fabrizio Gifuni restituisce magistralmente questo Freud così umano...
Paolo Perazzolo, Famiglia Cristiana

Chapeau a Fabrizio Gifuni-Sigmund Freud abile equilibrista sul crinale delicato e sottile della dialettica sogno-realtà, saggio nella scelta di massimo controllo dei movimenti e con un carisma che gli permette di essere un potente magnete in scena”.
Michele Sciancalepore, L’Avvenire

Fabrizio Gifuni, un Freud pensoso, tormentato, intensamente rivolto a scrutarsi dentro...
Renato Palazzi, Il Sole 24 ore