TEATRO

Di "Fabrizio Gifuni legge Ragazzi di vita" hanno scritto…


“Fabrizio Gifuni sembra volare, mai un momento di incertezza, una ripresa, un affanno, un respiro di troppo, un affaticamento nella voce, un sopra tono o un sotto tono. La sua voce è corpo, si visualizza e lo attraversa tutto con una vibrazione che in alcuni momenti è appena percepibile, in altri è un gesto evidente, uno sguardo, una smorfia o uno scatto. Ogni parola trova una visualizzazione, perfino una pausa, un sospiro, ma non è didascalica: è semplicemente un tutt’uno che non lascia mai scollare il testo dal gesto, la voce dalla mossa. C’è un’abilità di immedesimazione forte con il dialetto romanesco […] Non solo. Gifuni alterna l’italiano per la narrazione, all’inflessione dialettale per il discorso diretto e in tal modo ci restituisce i due volti di Pasolini: l’intellettuale raffinato di pagine ed espressioni poetiche, e l’uomo di strada che si mischia, si confonde e si perde nella seduzione popolare e scabrosa.
Un grande lavoro che a mio sommesso avviso può diventare un laboratorio per un teatro che esiste sempre meno. Una grande prova che racconta come stare su un palcoscenico sia studio, cultura, finezza interpretativa e profondo e faticoso lavoro artigianale: quello sul corpo. Troppo spesso il teatro contemporaneo se punta sul corpo perde la voce o rende la voce grido senza più parola. Gifuni riesce ad essere un assolo e un’orchestra insieme. Un omaggio e un inno alla lingua, alla sua capacità di salire vette poetiche, discendere inferni volgari, piegarsi all’ammiccamento del dialetto e alla deriva di sentimenti estremi, brutale e sublime ad un tempo. Gifuni è morbido, fluido, versatile sfiorando cime e abissi senza rischiare di superarli. Non stona mai. In una parola sublime.”
Ilaria Guidantoni, saltinaria.it - 2 novembre 2014

“È ben più di una “lettura” quella che Gifuni compie del primo romanzo di Pier Paolo Pasolini. Ho scritto “lettura” e così, del resto, dice il programma ma per spiegare il lavoro di Fabrizio dovrei dire ricreato [...] Questo formidabile attore infatti, ci conduce dentro la fucina artistica di Pasolini, ce ne rivela il pensiero, l’amore sincero per le sue creature [..] Lo fa dando a ogni personaggio di cui racconta una voce, un gesto, un atteggiamento, una sottolineatura, una postura che aiutano gli spettatori a riconoscerli in quel fluente romanesco che lo scrittore friulano aveva scelto. Un lavoro mostruoso, continuamente dentro e fuori i personaggi, dentro e fuori la pagina scritta e dunque dentro e fuori lo sguardo dell’autore che tanto amorevolmente li aveva ritratti […] In scena, con tutta la sua lucidità, la sua presenza d’attore, la sua bravura, la sua passione. Quelli che (come me) si sentono orfani di Pasolini l’altra sera al Franco Parenti avrebbero voluto abbracciarlo.
Maria Grazia Gregori, delteatro.it - 10 giugno 2015

“Un capolavoro. Non può essere definita altrimenti la lettura teatrale di Ragazzi di vita, il primo romanzo di Pier Paolo Pasolini (di cui quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario del decesso), realizzata da Fabrizio Gifuni e portata in scena al teatro Franco Parenti di Milano. Come già fatto in maniera altrettanto eccellente con Lo Straniero di Camus e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda, l’attore romano è riuscito nell’intento di trasferire sul palco […] uno dei romanzi più apprezzati del Novecento. La resa è stata superba. Con una spiccata capacità descrittiva e una costante esaltazione del romanesco, l’attore è riuscito di fatto a ricostruire la scena di fronte agli occhi degli spettatori.
Fabio Di Todaro, Persinsala.it - 11 giugno 2015

“Serata eccezionale e unica al Parenti con Fabrizio Gifuni che passa dagli shabbat della famiglia Lehman ai Ragazzi di vita di Pasolini, di cui legge alcune parti, 70 minuti su un totale di audiolibro di oltre 9 ore, facendo del reading un’arte teatrale sottile in cui egli attore gioca a nascondino col personaggio in continua dialettica tra prima e terza persona secondo la lezione di Ronconi. Dopo Gadda, Camus e prima di Bolaño, Gifuni si riconferma un pezzo unico e nel neorealismo da borgata egli sa mettere, invisibili, le virgolette del presente storico. […] Quelli di Gifuni non sono solo dei reading, non sta impalato col microfono in mano davanti a un leggìo con la lampadina accesa, bensì si muove, accende di vita propria le pagine che legge, fa del neo realismo col linguaggio di vita dello scrittore friulano. […] Riesce nello stesso tempo a far vivere e vedere le avventure di questi ragazzi di vita (i vecchi racconti romani di Moravia…) ed anche a storicizzare l’opera (che non ha mai preso, se non sotto mentite spoglie, la strada del cinema) inserendo con la sua arte dialettica delle invisibili “virgolette”.”
Maurizio Porro, cultweek.com - 12 giugno 2015

“Dopo gli altri testi letterari affrontati da Gifuni (oltre a Camus, Gadda e ancora Pasolini con le regie di Giuseppe Bertolucci) e il passaggio attraverso la Lehman Trilogy, il suo lavoro di millimetrica sovrapposizione tra registri gli permette di affrontare Ragazzi di vita dalla giusta distanza: intenso, ma asciutto e commovente senza patetismi. Sala Grande al completo e solito trionfo per l’attore, adorato dal pubblico del Parenti specie per questa forma di spettacolo, in cui l’ascolto è supportato solo da un’esile ma eloquentissima ossatura di movimenti. Imperdibile l’audiolibro Emons con la lettura integrale del testo: scortati da Gifuni per oltre nove ore di borgate.
Mattia L. Palma, glistatigenerali.com - 13 giugno 2015

“Ci piace pensare che il lavoro di artisti come Gifuni che si mettono al servizio di voci artistiche come quella di Pasolini, secondo le proprie corde “giocando con le corde del mondo” di noi spettatori, permetta di comprendere - forse finalmente – Pasolini, al di la della sua morte fisica.
Maria Lucia Tangorra, culturaeculture.it - 8 giugno 2015