{"id":2504,"date":"2020-12-21T13:55:37","date_gmt":"2020-12-21T13:55:37","guid":{"rendered":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/?p=2504"},"modified":"2020-12-21T13:56:48","modified_gmt":"2020-12-21T13:56:48","slug":"ingegner-gadda-va-alla-guerra-calandrone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/ingegner-gadda-va-alla-guerra-calandrone\/","title":{"rendered":"Ingegner Gadda va alla guerra-Calandrone"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2504\" class=\"elementor elementor-2504\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-46f9e7a3 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"46f9e7a3\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-no\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2170ce28\" data-id=\"2170ce28\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b18fb8a elementor-widget__width-inherit elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"b18fb8a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fabriziogifuni.it\/wp-content\/uploads\/elementor\/thumbs\/IngegnerGaddavaallaGuerra_g-p06vractfiepy2cpirw7ps3g4pr90o9nktzbgx4xhk.jpg\" title=\"\u201cL\u2019ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro\u201d \u2013 Foto di Marco Caselli Nirmal\" alt=\"\u201cL\u2019ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro\u201d - 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2010<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-69604094 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"69604094\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-background-overlay\"><\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-7c8bd188\" data-id=\"7c8bd188\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4e3505f9 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"4e3505f9\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Press<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-43dcdbe9 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"43dcdbe9\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-7b008aa5\" data-id=\"7b008aa5\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-116c4c7a elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"116c4c7a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Gadda e i Black bloc, due diverse follie della lingua lanciata sul vuoto<\/strong><\/p><p>Una lingua feroce nella sua gioia \u00e8 la resurrezione di Gadda, intuisce Gifuni, portando in scena i diari e le cocenti analisi politiche dell\u2019Ingegnere sotto il taglio di luce di un Amleto che mette in scena le sue turbolenze per distrarre se stesso per primo dalla faccia oscuramente vana di quest\u2019essere umani. Cos\u00ec, la trionfante protesi linguistica di Gadda \u00e8 una postura spontanea di danza sulla pulsione di morte che gi\u00e0 bacava l\u2019indole dell\u2019ingegnere ragazzo, sputato dal suo paese in una miserrima guerra di trincea. I diari di guerra di Gadda sono il documento di una superintelligenza incline alla compassione e insieme alla insofferenza, che tiene a bada l\u2019orrore e le sue proprie lacrime non spostando pi\u00f9 niente all\u2019interno della sua cassapanca. Lo sforzo di controllare l\u2019incontrollabile si concentra in una gigantesca ossessione, sorta di trasloco in massa della propria attenzione su cose futili per tacerne di orrende. Ma il pensiero no: quello, contrariamente, ingigantisce. Avviandosi a una seconda guerra di soldati scalzi, la lingua di Gadda \u00e8 diventata il calco straripante di un vuoto sotterraneo, un modellismo bianco fitto dei mortaretti di una invenzione allo stato libero. Come il barocco napoletano che sotto ha le cave di tufo, il rovescio eroso della citt\u00e0 di sopra, la pietra divorata per formare il groppo della Napoli visibile, cos\u00ec sotto la superficie della pagina gaddiana stanno le gallerie piene di teschi e scheletri che appena sopra il pelo d\u2019acqua dei fogli ballano nell\u2019ordinato carnevale di una lingua cos\u00ec piena di Eros organizzato in Logos. Ovvio che la lingua sia il cardine primario della comunicazione culturale di un popolo. Se Gadda a tal punto la rifonda, questo \u00e8 l\u2019effetto del disperato amore che egli porta alla sua gente, cos\u00ec cortigiana ma cos\u00ec coraggiosa. Sulla fondamenta di questa fantasia organizzatissima Gadda vorrebbe anche \u2013 ma disperatamente \u2013 rifondare la cultura del proprio paese. Fa paura. Fa davvero paura stare cos\u00ec capofitti in un ricorso vichiano, vedere con gli occhi nostri come l\u2019Italia non sia ancora affrancata dal mito fascista di Priapo. Al punto che si \u00e8 reso necessario affiggere all\u2019ingresso del Teatro Vascello un cartello dove \u00e8 confermato che tutte le parole dolenti ed esplose che vengono pronunciate sulla scena sono\u00a0<em>esclusivamente<\/em>\u00a0di Gadda e Shakespeare. Tanto frequente doveva essere la domanda del pubblico: ma davvero non avete aggiunto niente?, perch\u00e9 ogni parola sembra scritta per noi spettatori. O meglio, attori noi pure di una immutata psicologia italiana. Gifuni \u00e8 stato totalmente posseduto dall\u2019ingegnere, dalla sua intelligente malinconia e dalla sua dolentissima ironia, fino alla sciorinamento di una straordinaria agilit\u00e0 buffonesca che mima la fase attiva e passiva dei rapporti di potere, affetto da sventol\u00eco magno del turibolo del proprio\u00a0<em>io-minchia<\/em>. L\u2019applauso interminabile \u00e8 gratitudine verso quel Gadda che ci svela le meschinerie nostre, verso l\u2019attore che ci ha presi in giro con tale amore ed \u00e8 catarsi e gioia. Siamo infatti, oggi pi\u00f9 che mai, dentro gli effetti della inclinazione del popolo italiano alla fallocrazia fascista che Gadda tanto lucidamente analizzava in\u00a0<em>Eros and Priapus<\/em>, prendendosela pi\u00f9 con gli italiani idolatri e cortigiani che con il loro K\u00f9-c\u00e8, il mai nominato Mussolini, pericolosa ombra manzoniana che ne ha sparso a fiumane di vero sangue. Ma va anche detto che lo scenario planetario nel quale si muoveva quella anche provincialissima maschera narcissica da operetta \u00e8 davvero cambiato e i fatti recenti delle manifestazioni mondiali e in particolare di quelle italiane, cos\u00ec opacamente infestate dalla violenza, ne sono dolorosa e viva testimonianza. Siamo dentro la inafferrabilit\u00e0 del mercato globale. Dov\u2019\u00e8, adesso, il nemico? La propensione erettile \u00e8 diventata un grafico di borsa che ha da tendere all\u2019alto. Il mondo intero \u00e8 progressivamente passato da quegli schieramenti ancora in qualche modo umanamente comprensibili, dalla tragedia ancora comunicabile delle cortigianerie e dei giovani mandati in guerra senza altro motivo che cambiare colore a legnate alle belle facce abissine, all\u2019astrazione del fallomercato, per restare nella metafora analitica gaddiana. Non siamo emancipati ma ora il potente \u00e8 astruso, mutevole e inafferrabile, la sua emanazione \u00e8 planetaria e ha lo scherno e lo schermo grammaticale di un ologramma. Ma l\u2019astrazione diventa concreta nei suoi effetti sul nostro pane quotidiano e sul nostro futuro. E allora alla genialit\u00e0 carnascialesca di Gadda rischiamo di sostituire i sampietrini che partono da un vuoto e vengono lanciati verso il vuoto. Gi\u00e0 Pasolini aveva letto i rischi del nuovo fascismo, a lui contemporaneo, la cui divisa era diventata un costume intimo e non tanto una camicia che, una volta scrollata di dosso, restituiva al corpo la dignit\u00e0 e il vigore della sua libert\u00e0 e ogni uomo tornava a possedere un vivo torace animale. Sono passati altri cinquant\u2019anni da quell\u2019analisi di un\u2019Italia gi\u00e0 terminale. Cinquant\u2019anni dopo la divisa interna \u00e8 diventata un esangue costume morale, un involucro che sta in piedi da solo senza custodire speranza alcuna ma molta della rabbia vandalica che abbiamo visto all\u2019opera lo scorso 15 ottobre. Io c\u2019ero, con mio figlio, alla testa del corteo: ci sono venuti addosso con i pali dei cartelli stradali, ho dovuto proteggere il mio piccolo fiutando le vie di fuga come una bestia. Dopo, sono tornata. Solo per rabbia, per urlare che basta! e fiutare invece da presso queste persone ormai abituate alla solitudine e al vuoto, secondo la lucidissima analisi di Andrea Cortellessa, persone che hanno bisogno di guide e altrimenti di bersagli. Non importa se il bersaglio \u00e8 un simbolo come la vetrina di una banca. Nessuno di loro \u2013 spero \u2013 si illude di scardinare il sistema delle banche facendo crollare la vetrina di una remota filiale dell\u2019Impero. Cos\u00ec accade solo che i civili che erano oceanicamente fuoriusciti tornino a seppellirsi nelle trincee verticali delle case. Ma davvero non ci resta nient\u2019altro da fare? Ma quale sforzo di quale lingua mai, quale sfarzo potr\u00e0 ballare oggi con noi sopra questa mancanza di futuro, su questa sordocieca indifferenza internazionale? Mantenendo la metafora della citt\u00e0 vuota sotto quella piena, sono sicura che per cominciare convenga riabitare le nostre ormai svuotate fondamenta umane, rifarci intimi uno all\u2019altro, rimpolpare di carne i nostri scheletri nudi \u2013 o davvero sopra di noi danzeranno soltanto le imago, il vapore di una scena dove le sagome nere dei peggiori fantasmi colpiscono vetrine perch\u00e9 non ci sono nemmeno pi\u00f9 esseri umani da finire, il nemico \u00e8 ormai astratto e inafferrabile, irraggiungibile, forse anch\u2019egli gi\u00e0 terreo. Ma che vuol dire riabitare le nostre fondamenta? Vuol dire innanzi tutto riabilitarci ai nostri stessi occhi, credere di avere un minimo di \u201cpotenza\u201d, di incisivit\u00e0 storica e politica nella\u00a0<em>storia grossa<\/em>\u00a0di Gadda. Uscire dalla nebulosa orribile della rassegnazione che fa disperare. La sola via per interpretare il mondo \u00e8 la cultura. Studiare \u00e8 la nostra sola libert\u00e0. Studiare e tramandare. Io credo che davanti all\u2019invernale scontento che genera questa violenza sia un preciso dovere continuare a crescere i nostri ragazzi dicendo loro che la cultura aiuta a decifrare il mondo: a essere critici, a essere liberi. Forse \u00e8 poco, ma \u00e8 vero. Niente altro pu\u00f2 invertire la caduta verticale del nostro paese che si dirige verso un vuoto forse neanche pi\u00f9 erettile: il vuoto senza lingua dunque il vuoto armato di sampietrini e picconi. Il vuoto cieco e cattivo dei neri ovvero la strategia del terrore amaramente nota agli italiani. Il vuoto variopinto dei ragazzini con le birre in mano ovvero un fallimento e un dubbio che sanguina gi\u00e0 declinato al futuro. Vuoto composito e non nominabile una volta per tutte. La presunta intervista rilasciata a \u201cRepubblica\u201d dal non meglio identificato trentenne black bloc pugliese F. racconta l&#8217;addestramento e spiega i metodi di attacco rivelando una lingua e una capacit\u00e0 di analisi poverissime. Deriva culturale. Derivata da sfacelo scolastico, da questa nostra scuola sotto attacco. E allora quale nuovo Gadda potr\u00e0 essere in grado di ricostruire la citt\u00e0 di tufo, il barocco abitabile della lingua e dunque la cultura della comunicazione, il verbo efficace del nostro popolo su questo vuoto nemmeno pi\u00f9 umano ed esistenziale ma sociale ed istituzionale? Forse non sar\u00e0 solo uno il nostro rivoluzionario portavoce, come non fu uno il poeta della rivoluzione d&#8217;ottobre in Russia quando, ai suoi inizi, era un vero, feroce, gioioso moto di libert\u00e0. I poeti sono calamitati dalle utopie. E ora i segni di rinascenza del pensiero e della fantasia ci sono tutti e sono molteplici. Non si tratta di mera reazione opportunistica a un disastro economico ma di un profondo movimento sismico culturale. La spaccatura sociale \u00e8 netta ed evidente. La zona grigia e pericolosa degli indifferenti \u00e8 sempre pi\u00f9 sottile. Non c&#8217;\u00e8 comodit\u00e0. Fine dell\u2019edonismo e della cultura del superfluo. Siamo all\u2019osso e dall\u2019osso ripartiamo. In qualche modo paradossale \u00e8 un bene. Cos\u00ec io voglio idiotamente, dostoevskianamente interpretare questo nostro tempo: un silenzio raggelante che \u00e8 andato esaurendosi. Siamo preparati a dire. Sapendo che per adesso non c&#8217;\u00e8 assestamento n\u00e9 calma possibile, ma un impulso di pensiero che comincia a scavalcare il nostro ininfluente\u00a0<em>ego sum<\/em>\u00a0per tentare di riformare una lingua anche sul vuoto cadaverico o sul cadavere stesso del capitalismo.<br \/><br \/><strong>Maria Grazia Calandrone (poetessa), 15 ottobre 2011<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro\u201d &#8211; 2010 Stampa Gadda e i Black bloc, due diverse follie della lingua lanciata sul vuoto Una lingua feroce nella sua gioia \u00e8 la resurrezione di Gadda, intuisce Gifuni, portando in scena i diari e le cocenti analisi politiche dell\u2019Ingegnere sotto il taglio [&hellip;]<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"elementor_header_footer","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[15],"tags":[],"class_list":["post-2504","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-teatro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2504","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2504"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2504\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2509,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2504\/revisions\/2509"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2504"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2504"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2504"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}