{"id":3586,"date":"2020-12-28T13:00:55","date_gmt":"2020-12-28T13:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/?p=3586"},"modified":"2020-12-28T13:03:55","modified_gmt":"2020-12-28T13:03:55","slug":"la-meglio-gioventu-fittante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/la-meglio-gioventu-fittante\/","title":{"rendered":"La meglio giovent\u00f9 &#8211; Fittante"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3586\" class=\"elementor elementor-3586\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-f1a6d79 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"f1a6d79\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-no\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-49c5f014\" data-id=\"49c5f014\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-675ef550 elementor-widget__width-inherit elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"675ef550\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fabriziogifuni.it\/wp-content\/uploads\/elementor\/thumbs\/LameglioGioventu_g-p0j5lnh8d70tj7gyivzemd4q4zb6wsfku0zn2em0so.jpg\" title=\"\u201cLa meglio giovent\u00f9\u201d \u2013 Foto di Angelo Turetta\" alt=\"&quot;La meglio giovent\u00f9&quot; 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Da uno straordinario copione di Rulli &amp; Petraglia, Marco Tullio Giordana disegna il suo capolavoro<\/strong><\/p><p>Due densissimi atti per un lungo e a tratti straziante affresco che parte nel 1966 e arriva ai giorni nostri: il precedente del capolavoro di Marco Tullio Giordana \u00e8 un\u2019altra pellicola italiana dalle identiche coordinate e ambizioni storiche &#8211; Novecento di Bernardo Bertolucci &#8211; anch\u2019esso distribuito nei cinema in due parti. Li accomuna, altres\u00ec, la sottotraccia melodrammatica (Giordana confessa di avere pensato a Fassbinder), il respiro grande dell\u2019opera lirica, l\u2019assoluta mancanza di vergogna nel bagnarsi con le lacrime della vita, con l\u2019assoluto e la purezza (il tormentato personaggio di Matteo, per il quale si tifa: e grazie ad Alessio Boni), con la coerenza e l\u2019etica (Nicola: un\u2019altra straordinaria testimonianza di Lo Cascio), con il ripudio e le scorciatoie (l\u2019intensa, ispida brigatista di Sonia Bergamasco), con il feroce pragmatismo istituzionale (il pacato, sottile Carlo di Gifuni, qui alla sua prova cinematografica pi\u00f9 matura). Il meglio e il peggio di una generazione, pasolinianamente contrastata, coinvolta e distaccata, calda e distratta, come un\u2019opera al nero di Rainer Werner Fassbinder appunto. Da uno dei migliori copioni scritti in Italia negli ultimi vent\u2019anni (di Sandro Petraglia e Stefano Rulli), Giordana &#8211; gi\u00e0 cantore dell\u2019ossimoro, a cominciare dal suo felicissimo esordio del 1980, Maledetti vi amer\u00f2, del che facciamo noi dopo la Rivoluzione? &#8211; dipinge, colora, mostra, guarda, osserva, scava, divelle i suoi personaggi predatori di un futuro migliore con l\u2019affetto del fratello maggiore che ci \u00e8 gi\u00e0 passato e che ha voglia, innanzi tutto, di sottolineare quanto molto di buono c\u2019era anche se si scivola sempre e ancora. In questo, un autentico film sessantottino, libero e svincolato da dogmi cinematografici e ideologici e perfettamente in linea col percorso artistico del regista. Cos\u00ec come segue le passioni del cuore lanciate verso antiche e mai sopite scandalose tenerezze (Truffaut, Visconti, il pi\u00f9 volte citato RWF e a noi piace ritornare a\/su Bernardo Bertolucci), avvolte in echi musicali (House of the Rising Sun, certo, ma \u00e8 Oblivion di Astor Piazzolla il sotterraneo motore di ricerca interiore) che paiono (ma probabilmente \u00e8 proprio cos\u00ec) sopraggiungere da lontano, da un mondo trasformato in fotografia di un tempo, irrimediabilmente passato. Ci innamoriamo, allora, di Matteo e di Mirella, di Giulia e di Nicola, di Carlo e di Francesca, di Giorgia e di Adriana, perch\u00e9 gi\u00e0 amati da Giordana e dalla sua fluttuante macchina da presa, davvero &#8211; una volta di pi\u00f9 &#8211; nel senso del prendere, del rubare emozioni, dell\u2019imparare a stare e a starci &#8211; e quindi anche davanti e dietro a un obiettivo. Scene madri con una vera madre (quei libri sotto la pioggia, Adriana Asti, Nicola e la dolce, sorprendente Valentina Carnelutti&#8230;) che sfida a pugni la tragedia, con un poliziotto che si toglie le scarpe e di mezzo e si getta via perch\u00e9 se non si pu\u00f2 avere il meglio dalla giovent\u00f9 \u00e8 bene andarsene da un\u2019altra parte, per tornare pi\u00f9 tardi, pacificati e consapevoli di poter finalmente essere ci\u00f2 che si pretendeva. L\u2019esperienza del dolore, la sofferenza delle perdite, l\u2019incomprensione degli sguardi, l\u2019impossibilit\u00e0 che &#8211; chiss\u00e0 perch\u00e9 &#8211; spesso (ci) si regala a proposito di quella cosa chiamata amore. Ma, e Giordana coglie in pieno il senso della scrittura di Rulli &amp; Petraglia, ognuno \u00e8 ciascuno e tutti sono liberi e arbitri del proprio destino. \u00c8 vero, c\u2019\u00e8 (anche) la Storia: un\u2019alluvione a Firenze e un attentato a Capaci, uno psichiatra che libera i \u201cmatti da legare\u201d e qualche milione di giovani sparsi negli angoli pi\u00f9 suggestivi di un pianeta che vorrebbe cambiare, (s)travolgere, ribaltare. Ma \u00e8 il primo prato, la crosta sul quale muoversi e viaggiare, da Capo Nord a Palermo, per capire magari perch\u00e9 si pu\u00f2 morire per scelta o per sventura, onore o tumore, perch\u00e9 si \u00e8 la meglio giovent\u00f9 o il peggio possa capitarci. Un fiume, questo capolavoro che si presenta in punta di piedi, con pudore e compassione, con (s)balzi di piena che tracimano ostacoli e innocenti. Un romanzo di ottocento pagine e una volta scorte impossibili da riporre sul comodino. Un contenitore, e non nell\u2019accezione mediatica moderna: piuttosto, una realt\u00e0 \u201cvirtuosa\u201d. O come vorremmo (dovremmo) vivere nel mondo.<\/p><p><strong>Aldo Fittante, Film TV &#8211; 2003<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La meglio giovent\u00f9 &#8211; 2002 Stampa La meglio giovent\u00f9 Un affresco storico che abbraccia quarant\u2019anni, da Capo Nord a Palermo. 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