{"id":3848,"date":"2020-12-28T16:46:27","date_gmt":"2020-12-28T16:46:27","guid":{"rendered":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/?p=3848"},"modified":"2020-12-28T16:48:29","modified_gmt":"2020-12-28T16:48:29","slug":"un-amore-marangi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/un-amore-marangi\/","title":{"rendered":"Un amore-Marangi"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"3848\" class=\"elementor elementor-3848\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-5f329ebc elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"5f329ebc\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-no\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-d9f156c\" data-id=\"d9f156c\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-11f76273 elementor-widget__width-inherit elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"11f76273\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fabriziogifuni.it\/wp-content\/uploads\/elementor\/thumbs\/UnAmore_g-p0jf71ablntrl1s5q6kct7i41wyj8zkxnimjamiah4.jpg\" title=\"Un amore \u2013 1998\" alt=\"Un amore - 1998\" loading=\"lazy\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-260e0ee8 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"260e0ee8\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-3b156cfb\" data-id=\"3b156cfb\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-39b92e28 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"39b92e28\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">\"Hamlet Concert\", <i>for symphony orchestra<\/i> - 2016<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7aab019 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7aab019\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-background-overlay\"><\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-3efb7399\" data-id=\"3efb7399\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7907f07d elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"7907f07d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Press<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-49783b4 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"49783b4\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-14edcf43\" data-id=\"14edcf43\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1dbb6df9 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1dbb6df9\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Un amore<\/strong><\/p><p><em>\u201cE domani non venne. Fu un dolore,<\/em><br \/><em>uno spasimo fu verso sera:<\/em><br \/><em>che un\u2019amicizia (seppi poi) non era,<\/em><br \/><em>era quello un amore.<\/em><br \/><em>Il primo: e quale e che felicit\u00e0<\/em><br \/><em>n\u2019ebbi, tra i colli e il mare di Trieste.<\/em><br \/><em>Ma perch\u00e9 non dormire, oggi, con queste<\/em><br \/><em>Storie di, credo, quindici anni fa?\u201d<\/em><br \/>(Umberto Saba, \u201c<em>Un ricordo<\/em>\u201d)<\/p><p>Il secondo lungometraggio di Tavarelli, a cinque anni dal sottovalutato <em>Portami via<\/em>, conferma che il cinema dell\u2019autore torinese si nutre di sentimenti e di atmosfere rarefatte e appare poco interessato alla nozione di realismo fisico o sociale a tutto vantaggio della centralit\u00e0 soggettiva dei vissuti dei suoi personaggi. La presunta oggettivit\u00e0 e la fiducia nei dati sono materia per i sondaggi, come suggerisce una sequenza del film in cui si parla di uno studio che quantifica i litri di lacrime che si versano mediamente in una vita, le ore in cui si fa l\u2019amore, il numero di veri amici che si conoscono, quanti giorni si dorme e cos\u00ec via. Di fronte alle contraddizioni del reale e alla precariet\u00e0 quotidiana, Tavarelli non sembra fidarsi delle certezze matematiche e preferisce scegliere un atteggiamento poetico, come testimonia la scelta di chiudere il film sul testo della poesia di Saba, di cui citiamo in esergo le ultime due strofe. Non si tratta di fuga dalla realt\u00e0, ma al contrario di uno sguardo pi\u00f9 fine e personale che si confronta con le cose della vita in un altro modo, privilegiando l\u2019emozione dei sentimenti alla logica della ragione ci\u00f2 non esula dalla lucida constatazione che, per tornare a Saba, \u201camore\u201d possa fare rima con \u201cdolore\u201d e che \u201cfelicit\u00e0\u201d si specchi in \u201cquindici anni fa\u201d. Non appare quindi casuale che il film si strutturi sul duplice vettore dell\u2019intensit\u00e0 sentimentale, che va oltre ogni scelta ponderale, e sul gioco della memoria che seleziona i momenti forti di un percorso autobiografico in chiave puramente soggettiva e senza gerarchie predefinite: c\u2019\u00e8 il primo incontro ma non la prima notte; c\u2019\u00e8 un esame scampato, ma non la laurea; c\u2019\u00e8 una lite furiosa, ma anche un incontro apparentemente di routine. I flash di una vita sono perfettamente stilizzati nei sipari animati di 30 secondi che aprono ogni capitolo, realizzati da laura federici a partire da foto di scena che si trasformano graficamente e cromaticamente, e rendono perfettamente il senso delle forze che si muovono dietro la bidimensionalit\u00e0 delle apparenze, in un gioco stilistico che rimanda, non crediamo casualmente, alla pittura espressionista. Spingendo fino all\u2019estremo il partito preso della soggettivit\u00e0 e dell\u2019unicit\u00e0 di ogni rapporto amoroso, Tavarelli fa un film molto personale che non pregiudica per\u00f2 possibili meccanismi di identificazione dello spettatore in certe tappe dei due protagonisti. Soprattutto nella prima parte del film, e soprattutto per una certa generazione, viene spontaneo cercare di ricordarsi dove si era durante il Mundial spagnolo, con chi si \u00e8 guardato il Live Aid, come si \u00e8 reagito alla caduta del Muro o al bombardamento dell\u2019Iraq. La scelta di introdurre molte sequenze con un riferimento di cronaca al periodo non serve a contestualizzare l\u2019opera, gi\u00e0 definita dalle didascalie iniziali sui siparietti di presentazione, ma piuttosto sottolinea la distanza tra la storia di Sara e Marco e la Storia, che appare spesso come un semplice sfondo scenografico rispetto all\u2019intensit\u00e0 dei sentimenti dei due protagonisti, e alla loro continua trasformazione: curiosit\u00e0, complicit\u00e0, ira, dolcezza, rabbia e stanchezza. Non si tratta per\u00f2 di elegia del disimpegno o di riduttivismo sociale, ma al contrario di puntuale osservazione della distanza sempre pi\u00f9 marcata tra il microcosmo del privato e il contesto storico, sociale e politico, fenomeno che sembra aver caratterizzato molti tracciati esistenziali degli ultimi due decenni. La constatazione vira nell\u2019amarezza lungo la seconda parte del film, quando scompare ogni riferimento alla cronaca, quasi a sottolineare come da una certa et\u00e0 in poi, quando ci si sente ormai grandi, il mondo che si trova al di fuori dei confini sempre pi\u00f9 stretti del proprio ego non funge neppure pi\u00f9 da sfondo ma semplicemente cessa di esistere.<br \/>Di fronte alla progressiva trasformazione dei personaggi e alla ripetitivit\u00e0 di certe situazioni necessariamente incentrate sul rapporto tra i due protagonisti c\u2019era il rischio di cadere nel grigiore estetico e narrativo di quel cinema italiano \u201ccarino\u201d e minimalista che Moretti ha ben fotografato in Caro diario, con l\u2019ormai mitica sequenza tratta da un ipotetico film estivo di un giovane regista italiano in cui un gruppo di ex-giovani rinnega le cose orribili gridate nei cortei e rimpiange il tintinnio degli Optalidon di una volta. Pur senza ricorrere agli \u201csplendidi quarantenni\u201d, Tavarelli non cade nella trappola e solo qua e l\u00e0 si impantana in qualche dialogo eccessivamente emblematico o in soluzioni narrative un po\u2019 acrobatiche, come accade nel doppio incontro parallelo tra le due ex-coppie, con Sara e Veronica da una parte e Marco e Filippo dall\u2019altra, oppure nell\u2019episodio dell\u2019investigatore privato e del marito tradito da Sara. Sar\u00e0 un caso, ma sono gli unici due episodi in cui il film non si affida completamente ai due protagonisti, che viceversa reggono sempre molto bene. Il merito della riuscita va condivisa almeno alla pari tra la straordinaria prova recitativa offerta da Lorenza Indovina e Fabrizio Gifuni, perfetti nello scolpire due personaggi sfaccettati e mutevoli, e la grande padronanza di stile di Tavarelli. Ora complice dei due protagonisti ora osservatore distaccato e impietoso, il regista riesce a tradurre il suo atteggiamento ambivalente nella scelta stilistica del piano sequenza, che non si accontenta di restituire la continuit\u00e0 spazio-temporale della vita vissuta qui e ora, n\u00e9 si propone come sterile estetizzazione compiaciuta e autoreferenziale, ma rende la complessit\u00e0 di ogni momento filmato e traduce linguisticamente il continuo gioco degli opposti che convivono in ogni relazione amorosa, unendo la staticit\u00e0 dei personaggi al movimento della camera, la linearit\u00e0 delle architetture visive alla sinuosit\u00e0 della macchina da presa, i silenzi ai rumori d\u2019ambiente, le pause ai picchi d\u2019azione, senza alcuna soluzione di continuit\u00e0. Il gioco della poliedricit\u00e0 narrativa e del tentativo di sovvertire i clich\u00e9s si sublima nella straordinaria sequenza in riva al mare, che segna il nuovo incontro tra i protagonisti dopo tre anni. Di una semplicit\u00e0 disarmante, da Super8, la sequenza sembra preludere a una nuova fase amorosa quando i due si bloccano sullo sfondo dell\u2019abbacinante riflesso del sole nell\u2019acqua: ma la cartolina si frantuma e la speranza si trasforma in cognizione del dolore, con Marco che rivela di essersi sposato. La camera non pu\u00f2 pi\u00f9 tenere la perfetta composizione di prima ma deve correre dietro a Sara che va in mare vestita, poi raggiunta da Marco che la porta a riva, ove la donna lo percuote distrutta dal dolore. Mi scuso per l\u2019inadeguatezza delle parole, ma il gioco di pause e di azioni, i colori che assumono nuove tonalit\u00e0 e sfumature in un attimo, gli sguardi che mutano e diventano gesti, sono davvero cinema puro, di un\u2019intensit\u00e0 rara nel panorama italiano pi\u00f9 recente.<br \/>Ed \u00e8 questa intensit\u00e0 che porta <em>Un amore<\/em> oltre le apparenze del film privato e minimale, fuori dal ghetto del \u201ccarino\u201d, e ne fa apprezzare il coraggio narrativo e il costante tentativo di rendere la complessit\u00e0 di due percorsi esistenziali in cui le logiche del quotidiano si scontrano con l\u2019irrazionalit\u00e0 dei sentimenti.<\/p><p><strong>Cineforum 387 &#8211; settembre 1999<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Concerto per Amleto&#8221;, per orchestra sinfonica &#8211; 2016 Stampa Un amore \u201cE domani non venne. 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