{"id":4334,"date":"2020-12-29T11:41:57","date_gmt":"2020-12-29T11:41:57","guid":{"rendered":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/?p=4334"},"modified":"2020-12-29T11:51:10","modified_gmt":"2020-12-29T11:51:10","slug":"gadda-pasolini-e-il-teatro-un-atto-sacrale-di-conoscenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/gadda-pasolini-e-il-teatro-un-atto-sacrale-di-conoscenza\/","title":{"rendered":"Gadda, Pasolini e il teatro, un atto sacrale di conoscenza"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"4334\" class=\"elementor elementor-4334\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-4522ff39 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"4522ff39\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-no\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-45947b1\" data-id=\"45947b1\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3e665424 elementor-widget__width-inherit elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"3e665424\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fabriziogifuni.it\/wp-content\/uploads\/elementor\/thumbs\/GaddaePasolini_Copertina-p0kta70i488m8ils1pwesui0sh3c6zypgjzkt4qiqs.jpg\" title=\"\u201cGadda e Pasolini: antibiografia di una nazione\u201d\" alt=\"&quot;Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione&quot;\" loading=\"lazy\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-141ab92c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"141ab92c\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-39f27ea5\" data-id=\"39f27ea5\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6616a177 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"6616a177\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Gadda, Pasolini e il teatro, un atto sacrale di conoscenza<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-12a6fe6c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"12a6fe6c\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-7e7a64c1\" data-id=\"7e7a64c1\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1f0d7457 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1f0d7457\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Prefazione<\/strong><\/p><p>Sono sempre pi\u00f9 convinto che i teatri, oggi pi\u00f9 che mai, siano il luogo dove poter giocare una battaglia fondamentale per i destini culturali del nostro paese. Non mi vengono in mente tanti altri luoghi, come il teatro, dove una comunit\u00e0 possa continuare a ritrovarsi, liberamente, per condividere uno spazio di pura conoscenza emotiva.<br \/>Il corpo a corpo con lo spettatore fa del teatro un&#8217;esperienza unica e irripetibile. Il campo magnetico prodotto dall&#8217;incontro tra il corpo degli spettatori e quello dell&#8217;attore pu\u00f2 determinare, a patto che in scena accada realmente qualcosa, un cortocircuito che non ha uguali dal punto di vista delle emozioni e della conoscenza.<br \/>Il teatro \u00e8 anche uno degli ultimi luoghi dove si esercita ancora l&#8217;arte della memoria. Intesa sia come mnemotecnica (gli attori sono gli ultimi depositari di questa disciplina) sia come serbatoio di una coscienza storica collettiva. Per questo il teatro oggi fa pi\u00f9 paura al potere.<br \/>Perch\u00e9 molti italiani ricordano. E non sono disposti a dimenticare. Perch\u00e9 molti italiani sanno che la sistematica distruzione della memoria storica del nostro paese \u00e8 stata e resta uno degli obiettivi pi\u00f9 pervicacemente perseguiti negli ultimi decenni. Perch\u00e9 azzerare e annullare il valore della memoria significa poter dire e fare, oggi, tutto e il contrario di tutto.<\/p><p>Il progetto\u00a0<em>Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione<\/em>\u00a0nasce da questo: dal desiderio di organizzare un grande racconto sulla trasformazione del nostro Paese. Su ci\u00f2 che eravamo, su ci\u00f2 che siamo diventati o su ci\u00f2 che in fondo siamo sempre stati. Per capire cosa \u00e8 accaduto, come sia stato possibile arrivare a tutto questo. Una mappa cromosomica dell\u2019Italia e degli italiani per orientarsi meglio in un presente troppo spesso buio, opaco e pericoloso. Ho iniziato cos\u00ec, circa dieci anni fa, un lungo ed entusiasmante viaggio con Giuseppe Bertolucci &#8211; che non ringrazier\u00f2 mai abbastanza per avermi accompagnato con il suo talento e la sua umanit\u00e0 &#8211; prendendo in prestito le parole di due autori per molti aspetti diametralmente opposti per formazione, lingua e visione della Storia. Attraverso \u2018studi\u2019 e passaggi successivi, hanno preso vita e corpo i due spettacoli \u201c<em>\u2018Na specie de cadavere lunghissimo (Something Like a Very Long Cadaver)<\/em>\u201d (da alcuni testi di Pasolini e da un poemetto di Giorgio Somalvico) \u2013 andato in scena a partire dal 2004 \u2013 e \u201c<em>Gadda Goes to War, or the Tragic History of Amleto Pirobutirro<\/em>\u201d (da due testi del gran Lombardo e dall\u2019Amleto di Shakespeare), che ha debuttato nel gennaio del 2010.<\/p><p>Quello che ne \u00e8 venuto fuori, a distanza di anni, \u00e8 un doppio sguardo sulla nostra storia del \u2018900, feroce e inesorabile. Dove al \u2018teorema pasoliniano\u2019 sulla mutazione antropologica di un intero Paese si aggiungono, come tessere di un unico mosaico, le note gaddiane sulla Grande guerra e le sue annotazioni psico-letterarie sul ventennale flagello fascista. Due sguardi incrociati sulle dinamiche della grande Storia, spesso sorprendenti, dove termini come \u2018progressista\u2019 o \u2018conservatore\u2019 cedono il passo alla sola forza di due intelligenze in continuo movimento.<\/p><p>I due autori, pure cos\u00ec distanti, si ritrovano sul terreno comune di un amore furioso verso il proprio Paese, partendo dalla loro personale tragedia privata. Due uomini che si conquistano sul campo la possibilit\u00e0 di poter esprimere un giudizio su ci\u00f2 che li circonda, solo dopo aver fatto a pezzi se stessi. E\u2019 per questo, credo, che le loro parole sembrano avere, oggi, un peso specifico cos\u00ec grande, come munite di una speciale forma di autorevolezza. Da questa pratica auto demolitoria, da questo continuo far naufragio del proprio io, credo derivi la forza dei loro ragionamenti, oltre che della loro scrittura. In questo esercizio spirituale e al contempo laico sta lo statuto etico del loro pensiero. Perch\u00e9 non basta esprimere un pensiero alto o condivisibile, ma \u00e8 necessario che chi lo esprime sia credibile per chi lo ascolta.<\/p><p>Gadda e Pasolini analizzano da differenti angolazioni i sintomi di quella piaga &#8211; antropologica prima che storica \u2013 che fu il fascismo. Osservando la riemersione carsica (e dunque periodica) di quel liquame nero presente nelle arterie del nostro Paese, marcano differenze e continuit\u00e0 tra il vecchio e il nuovo e individuano con precisione chirurgica i connotati endemici di quel fenomeno definito da Piero Gobetti con lucidissimo intuito, nel novembre del \u201922, \u2018l\u2018autobiografia della nazione\u2019.<\/p><p>Nel primo dei due spettacoli &#8211;\u00a0<em>\u2018Na specie de cadavere lunghissimo (Something Like a Very Long Cadaver)<\/em>\u00a0&#8211; l&#8217;emergenza drammaturgica nasceva dal desiderio di distillare sostanze linguistiche dai sapori apparentemente opposti: la prosa politica e polemica del Pasolini luterano e corsaro e gli endecasillabi inediti e sorprendenti di Giorgio Somalvico, che \u2013 in un romanesco crepitante e reinventato \u2013 costringe in metrica il delirio dell&#8217;omicida, in fuga da Ostia, in un&#8217;immaginaria scorribanda notturna alla guida dell&#8217;Alfa GT. Su questo formidabile poeta milanese \u2013 ancora incredibilmente troppo poco conosciuto rispetto al suo valore \u2013 ci sarebbe molto da dire. Poeta, romanziere, autore di libretti d\u2019opera, pittore, espressione della migliore operosit\u00e0 ambrosiana, eppure schivo e appartato come Gadda, Somalvico nasconde nel ritmo dell\u2019endecasillabo tutti i segreti artigianali del suo sapere teatrale e musicale. Grazie all\u2019invenzione del personaggio di Piero Pastoso ( \u201cDetto Rana \u2013 e nun Pecora n\u00e9 Biscia\/ Comm\u2019 a tutti voantri \u2018n malaffede\/ &#8211; ve pozzino cec\u00e0! &#8211; ve piasce crede.\u201d) il testo dello spettacolo \u00e8 in grado di operare uno scarto semantico imprevedibile, trovando nei versi di Somalvico l\u2019indispensabile anti climax alle parole di Pasolini.<\/p><p>E cos\u00ec il \u2018teorema pasoliniano\u2019 \u2013 genocidio culturale, imbarbarimento consumistico, uso strumentale dei media da parte del Nuovo Fascismo \u2013 si dispiega inesorabilmente in tutta la sua lucida disperazione, delineando \u2013 attimo dopo attimo \u2013 i connotati dell&#8217;assassino.<\/p><p>Generandone i tratti identitari, le de-motivazioni profonde, \u201cpensandolo\u201d quell&#8217;assassino, prima ancora di incontrarlo, in un vertiginoso (quanto involontario?) processo di invenzione. Una sorta di agone tragico (inteso come scontro, ma anche come agonia) tra un Padre e un Figlio, vissuto in scena da un solo corpo e una sola voce, che de-genera, senza soluzione di continuit\u00e0, da vittima a carnefice, da Dottor Jekyll a Mister Hyde, in una reazione a catena culturale e linguistica tutta da sperimentare.<\/p><p>Anche ne \u201c<em>Gadda Goes to War, or the Tragic History of Amleto Pirobutirro<\/em>\u201d (il cui \u2018primo studio\u2019 risale al 2006: una lettura drammatica all\u2019interno del Museo della Fanteria di Roma), la drammaturgia originale si fonda su testi in origine non destinati alla scena. Gli scritti gaddiani scelti \u2013 smontati e riordinati per andare a comporre un nuovo testo, questa volta destinato al teatro &#8211; sono\u00a0<em>Il Giornale di guerra e di prigionia<\/em>\u00a0ed\u00a0<em>Eros and Priapus<\/em>\u00a0(oltre a due piccoli frammenti da\u00a0<em>La cognizione del dolore<\/em>).<\/p><p><em>I\u00a0Diari di guerra<\/em>\u00a0sono la testimonianza diretta della partecipazione di Gadda al primo conflitto mondiale (arma di fanteria, V reggimento Alpini), il racconto della personale tragedia dello scrittore e di un intero Paese, dal 24 maggio del 1915 &#8211; primo giorno di addestramento del Sottotenente Gadda al magazzino di Edolo \u2013 agli inizi del 1919, quando il futuro autore de\u00a0<em>literature,<\/em>\u00a0far\u00e0 rientro a casa dopo quasi due anni di detenzione nei campi di prigionia tedeschi.\u00a0Eros e Priapo\u00a0\u00e8, invece, un testo che assume l\u2019originale forma letteraria di un simil trattato di psichiatria. Oggetto di anamnesi la psicopatologia erotica del Presidente del Consiglio, Benito Mussolini, e l\u2019altrettanto patologica attrazione che il popolo italiano prova, periodicamente, verso le figure di tiranni affetti da \u2018delirio narcissico\u2019. Scritto in un reinventato fiorentino Cinquecentesco, inizialmente intitolato\u00a0<em>Da furore a cenere<\/em>, il libro \u00e8 un autentico saggio di psicoanalisi sui leg\u00e0mi erotici che uniscono il Potere alle masse e, allo stesso tempo, un vertiginoso viaggio all\u2019interno dell\u2019ineguagliata lingua del genio gaddiano.<\/p><p>A unire i due testi ci pensa\u00a0<em>Hamlet<\/em>, principe di Danimarca e di Longone (in Brianza). Amleto fu per Gadda qualcosa di pi\u00f9 di una passione letteraria. Gadda si rapport\u00f2, si pu\u00f2 dire per tutta la sua vita, ad Amleto come a un archetipo che lo riguardava profondamente. Stessa coscienza della propria statura intellettuale all\u2019interno di una societ\u00e0 e di un tempo \u2018fuori dai cardini\u2019. Simile il rapporto devastante con la propria madre, che entrambi collocano al centro di una ragnatela mortale di menzogne di cui devono liberarsi. Uguale il temperamento naturalmente predisposto alla melanconia e agitato da infinite nevrosi. Entrambi, infine, costretti &#8211; per stare al mondo &#8211; a fingere di essere affetti da una particolare forma di pazzia. E cos\u00ec se Amleto finir\u00e0 con l\u2019assumere con i suoi simili il comportamento di Yorik, il buffone di corte idolo della sua infanzia, Gadda si trasformer\u00e0 definitivamente nel genio letterario che tutti conosciamo. Sparire dietro una lingua fuori dall\u2019ordinario, scatenando il suo lessico fantasmagorico, sar\u00e0 il suo nuovo modo di comunicare col mondo, la folle scommessa di un Ingegnere schivo fino all\u2019eccesso. E se la Danimarca malata di Amleto si fa con Gadda metafora del nostro Paese, l\u2019amore del Principe per il teatro finisce per coincidere con il mio stesso sconfinato amore. Per questo, ho preso ad immaginare Gadda come un Amleto non pi\u00f9 giovane, solo, senza pi\u00f9 un padre o una madre da invocare o da maledire, sempre pi\u00f9 debole di nervi, collerico. Solo con i suoi fantasmi. La lingua squassata da lampi di puro genio proteiforme. Sempre sull\u2019orlo di una follia tragica eppure, a tratti, comicissima. E ricca di metodo. Ah s\u00ec, ricca di metodo.<\/p><p>Un \u2018Amleto Pirobutirro\u2019 (protagonista-ombra del suo pi\u00f9 grande romanzo,\u00a0<em>La cognizione del dolore<\/em>) che riavvolge il nastro delle sue nevrosi camminando a ritroso &#8211; come un granchio &#8211; sulle tavole della memoria. Una discesa agli inferi che riapre antiche ferite, mai rimarginate. Fino ad arrivare alla ferita originaria. A ci\u00f2 da cui tutto discende. Nel male e nel bene. Al pozzo nero della sua futura infelicit\u00e0 ma anche, forse, all\u2019involontaria miniera della sua immensa arte. La partecipazione dell\u2019Ingegnere al primo conflitto mondiale, la disfatta di Caporetto, la detenzione nei campi di prigionia tedeschi e la morte del fratello Enrico, modificheranno per sempre la vita dello scrittore.<\/p><p>Ma il dolore non \u00e8 mai solo fatto \u2018privato\u2019. Anzi. Si fa sempre inesorabilmente \u2018pubblico\u2019. E cos\u00ec con progressione implacabile, la furia del\u00a0Gaddus\u00a0inizia a montare e ad abbattersi, a colpi d\u2019ascia, sul suo Paese &#8211; che \u00e8 pur pronto a difendere con la vita &#8211; sul suo popolo e sui suoi governanti. Scritti dall\u2019assai scomodo osservatorio delle trincee, i suoi\u00a0<em>Diari di guerra e di prigionia<\/em>\u00a0squarciano il velo su qualsiasi retorica patriottarda per farsi atto d\u2019amore autentico e doloroso.<\/p><p>Acquisita coscienza del proprio dolore, questo Amleto un po\u2019 avanti con gli anni \u00e8 ormai perfettamente in grado di analizzare le storture di una Storia ciclicamente \u201cfuori dai cardini\u201d. Preso l\u2019abbrivio, il flusso \u00e8 inarrestabile. Con il trascorrere del tempo (quanto?),\u00a0la demenza totale di un popolo frenetizzato ha ora consegnato il suo Paese a un tiranno che si preoccup\u00f2 de le femmine; al delirio narcissico di un ultra-istrione, auto &#8211; erotomane affetto da violenza ereditaria.<\/p><p>Seguito ideale, dunque, di un discorso aperto qualche anno prima dalle riflessioni performative luterane e corsare (di\u00a0<em>\"Something Like a Very Long Cadaver\"<\/em>), anche questo nuovo capitolo si presenta al pubblico come un atto\u00a0cognitivo\u00a0\u2018sacrale\u2019 &#8211; rituale laico di un consorzio civile che si vorrebbe migliore &#8211; utile forse a chiunque, oggi, voglia provare a riannodare i fili di una tela in brandelli. La tela di un paese chiamato Italia.<\/p><p>Dice Gadda in\u00a0<em>Eros and Priapus<\/em>: \u201c<em>I crimini della triste mafia e di tutti gli entusiasmati a delinquere avendo raggiunto o me\u2019 dir\u00f2 permeato ogni pensabile forma del pragma, cio\u00e8 ogni lat\u00e8bra del sistema italiano, con una penetrazione capillare (oh si, davvero!), \u00e8 ovvio che tutte le nostre attivit\u00e0 conoscitive e le universe funzioni dell\u2019anima debbano ora intervenire nel giudizio del male, patito e fatto.<\/em>\u201d\u00a0Perch\u00e9\u00a0(\u2026) \u201c<em>l\u2019atto (sacrale) di conoscenza con che nu\u2019 dobbiamo riscattarci prelude la resurrezione, se una resurrezione \u00e8 tentabile da cos\u00ec paventosa macerie.<\/em>\u201c<\/p><p>Spaliamo il fango, liberiamo i campi, dissodiamo i terreni, rimettiamo in movimento gli aratri. Torniamo a seminare con cura per le primavere future. Difendiamo con uguale tenacia il grano e i fiori, gli alberi che danno frutti e quelli che ci servono a respirare. Stordiamoli di profumi. Sorprendiamoli con l\u2019amore per il nostro lavoro. Hanno appestato questo paese. E\u2019 il momento di riprenderselo. Coraggio, pazienza e luce negli occhi.<\/p><p><strong>Fabrizio Gifuni<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gadda, Pasolini e il teatro, un atto sacrale di conoscenza Prefazione Sono sempre pi\u00f9 convinto che i teatri, oggi pi\u00f9 che mai, siano il luogo dove poter giocare una battaglia fondamentale per i destini culturali del nostro paese. Non mi vengono in mente tanti altri luoghi, come il teatro, dove una comunit\u00e0 possa continuare a [&hellip;]<\/p>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"elementor_header_footer","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-4334","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-16"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4334","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4334"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4334\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4352,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4334\/revisions\/4352"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4334"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4334"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4334"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}