{"id":4353,"date":"2020-12-29T13:16:30","date_gmt":"2020-12-29T13:16:30","guid":{"rendered":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/?p=4353"},"modified":"2020-12-31T16:27:06","modified_gmt":"2020-12-31T16:27:06","slug":"ordinare-o-precipitarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/ordinare-o-precipitarsi\/","title":{"rendered":"Ordinare o precipitarsi"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"4353\" class=\"elementor elementor-4353\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-73ea4740 elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"73ea4740\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-no\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-57b453f8\" data-id=\"57b453f8\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-209bc256 elementor-widget__width-inherit elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"209bc256\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fabriziogifuni.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/360Eng.jpg\" title=\"360\u00b0\" alt=\"360\u00b0\" loading=\"lazy\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-e704dc6 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"e704dc6\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-17ac0e33\" data-id=\"17ac0e33\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2d06feba elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"2d06feba\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">\"Ordinare o precipitarsi? Sul Rito di Ingmar Bergman\"<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-3094e72e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"3094e72e\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-b417fa8\" data-id=\"b417fa8\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-731790f8 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"731790f8\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Il <em>Rito<\/em> di Ingmar Bergman \u00e8 un film \u2018da camera\u2019 denso e misterioso. Un film perfetto. Bergman mette in scena, in nove quadri, lo scontro mortale tra un giudice inquirente e tre attori. Il giudice Abrahamsson indaga sulla presunta oscenit\u00e0 di un numero teatrale eseguito da Hans e Thea Winkelmann (marito e moglie) e Sebastian Fischer (amante di Thea).<br \/>L\u2019impianto del racconto \u00e8 matematica allo stato puro. Le scene 1, 3 5, 7 e 9 si svolgono nello stesso ambiente, \u2018Una stanza per gli interrogatori\u2019. Le scene 2, 4, 6 e 8 sono ambientate in quattro luoghi diversi : \u2018Una camera d\u2019albergo\u2019, \u2018Un confessionale\u2019, un \u2018Camerino di un teatro di un variet\u00e0\u2019, \u2018Un bar\u2019. Nelle scene dispari il giudice interroga i tre attori (prima insieme, poi a turno, separatamente, poi di nuovo insieme), nelle scene pari i tre attori si confrontano fra loro, mentre il giudice incontra il suo confessore &#8211; interpretato dallo stesso Bergman.<br \/>Il <em>Rito<\/em> \u00e8 un film sulle opposte pulsioni. L\u2019impulso ordinatore del diritto e l\u2019impulso disaggregante dell\u2019arte. Scrive Franco Cordero nel suo splendido manuale di Procedura Penale (il mio ultimo esame universitario prima di un Macbeth al teatro romano di Verona): \u201cRito. Parola classica della nomenclatura giudiziaria, molto usata. Rito, rituale, irritualmente : nome, aggettivo e avverbio colgono l\u2019aspetto pi\u00f9 visibile del fenomeno. Ascendano al sanscrito \u2018ra\u2019 (ordinare, computare, da cui reor, ratio, ratus) o al greco \u2018reo\u2019 (scorrere, fluire, ma anche spandersi, diffondersi, slanciarsi, precipitarsi o infuriare contro), evocano uno svolgimento conforme al prescritto quanto a forma, sequela, tempo.\u201d Seguendo a ritroso le tracce della parola ecco pararsi il bivio originario. Ordinare o precipitarsi? Apollo o Dioniso. Bergman va al cuore della Sapienza greca. Come Eraclito \u2013 che usa la formulazione antitetica nella maggioranza dei suoi frammenti \u2013 Bergman \u00e8 convinto che il mondo che ci circonda non sia altro che un tessuto illusorio di contrari. Ogni coppia di contrari \u00e8 un enigma, il cui scioglimento \u00e8 l\u2019unit\u00e0, il Dio che vi sta dietro.<\/p><p>Il <em>Rito<\/em> \u00e8 un grande film sulla potenza invisibile e deflagrante del teatro. Quando ancora pensavo di concludere i miei studi universitari in legge, pensavo a questo film \u2013 assieme a un episodio dell\u2019<em>Hamlet<\/em> di Shakespeare e a un racconto di Plutarco \u2013 come punto di partenza per un\u2019 ipotetica tesi di laurea che, probabilmente, nessuno mai mi avrebbe concesso. Il tema era: quanto della potenza arcana del Rito sopravvive all\u2019interno del rito processuale? E\u2019 possibile, in un processo penale, \u2018muovere\u2019 l\u2019altrui coscienza, spostarla, colpirla insomma, attraverso una serie preordinata di azioni, gesti e parole? Il nucleo simbolico del rituale sopravvissuto all\u2019interno del Processo \u00e8 ancora in grado di condizionarne gli esiti? Questi i quesiti che mi ponevo. Ma se \u00e8 vero che tanto il rito teatrale quanto il rito processuale nascono da uno \u2018slittamento\u2019 progressivo dall\u2019originario rito misterico e religioso, da cui mutuano in parte le forme della rappresentazione, \u00e8 possibile istituire un parallelo fra le due forme rituali? E\u2019 esattamente quello che Bergman fa in questo piccolo capolavoro. Decretando in maniera inequivocabile la supremazia del rito teatrale su quello giuridico. Nella scena finale del film il giudice inquirente convoca di nuovo i tre attori, di notte, nella stanza degli interrogatori e chiede loro di rappresentare in quel luogo, solo per lui, il numero teatrale incriminato. Ma la sola vicinanza spazio-temporale con il Rito (il numero sta per iniziare e gli attori sono molto vicini) mette in ginocchio il giudice che \u2018confessa\u2019: \u201cHo i miei superiori e i miei dipendenti, do ordini e mi danno ordini. Voi siete liberi invece. Io non vi invidio : \u00e8 una terribile libert\u00e0, non \u00e8 vero? Io non vi capisco. Non capisco cosa vi guida, non capisco questi vostri legami, non capisco la mia propria connessione con voi.\u201d Il Rito teatrale ha inizio. Il giudice cerca di interrompere la scena.<\/p><p>Nel racconto di Plutarco e nell\u2019<em>Hamlet<\/em> di Shakespeare accade, in fin dei conti, qualcosa di simile. Lo storico greco racconta che il legislatore Solone, ancor prima della istituzione dei concorsi tragici, assistendo a una delle primissime rappresentazioni teatrali, ad opera di Tespi, avesse, indignato, interrotto e abbandonato la recita. A Tespi che si sarebbe difeso sostenendo che non si trattava dopo tutto che di una finzione scenica, il vecchio uomo di Stato ateniese avrebbe replicato che non si sarebbe tardato a vedere le conseguenze di tali finzioni sui rapporti fra i cittadini.<br \/>Ne <em>La tragedia di Amleto, Principe di Danimarca<\/em>, infine, Shakespeare racconta come il Re Claudio \u2013 usurpatore e assassino &#8211; rivivendo da spettatore il proprio misfatto, avesse abbandonato e interrotto incollerito la rappresentazione a corte del dramma \u2018L\u2019assassinio di Gonzago\u2019, appositamente allestito come trappola su ordine di suo nipote Amleto.In ciascuno dei casi \u2013 Plutarco, Shakespeare e Bergman &#8211; tre uomini con tre diverse posizioni in rapporto alla norma &#8211; un legislatore (colui che istituisce la norma), un assassino (colui che viola la norma) e un giudice (colui che applica la norma) &#8211; si trovano di fronte a un rito teatrale.<br \/>E in ciascuno dei casi, tre rappresentanti della legalit\u00e0 (un legislatore, un Re e un giudice) resteranno sconvolti davanti a una finzione scenica, tentando di interromperla. Ma mentre nei primi due casi gli uomini di legge riusciranno a bloccare la recita (sia pure manifestando al contempo la propria debolezza o la propria colpa), Bergman consumer\u00e0 in questo film la sua vendetta di uomo di teatro nel modo pi\u00f9 crudele.<\/p><p>Nel finale del film, finalmente, i tre attori si dispongono davanti al giudice su un&#8217;unica linea. Thea \u00e8 a seno nudo, senza maschera. I due uomini, invece, indossano le maschere e portano dei grandi falli scuri sopra i costumi. Hans inizia a descrivere il Rito, mentre tutti prendono a mimarlo. Ma prima che il giudice riesca a fermare l\u2019azione dei tre attori, sar\u00e0 il suo cuore a fermarsi. Il giudice Abrahamsson muore d\u2019infarto.<\/p><p>Fu cos\u00ec che decisi di chiudere i libri di giuris-prudenza e diventai un attore.<\/p><p><strong>Fabrizio Gifuni<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Ordinare o precipitarsi? Sul Rito di Ingmar Bergman&#8221; Il Rito di Ingmar Bergman \u00e8 un film \u2018da camera\u2019 denso e misterioso. Un film perfetto. Bergman mette in scena, in nove quadri, lo scontro mortale tra un giudice inquirente e tre attori. 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