{"id":4419,"date":"2020-12-29T14:18:33","date_gmt":"2020-12-29T14:18:33","guid":{"rendered":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/?p=4419"},"modified":"2020-12-31T16:26:56","modified_gmt":"2020-12-31T16:26:56","slug":"recitare-la-storia-attraverso-la-poesia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/recitare-la-storia-attraverso-la-poesia\/","title":{"rendered":"Recitare la storia attraverso la poesia"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"4419\" class=\"elementor elementor-4419\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-bdaeb9f elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"bdaeb9f\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-no\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-37d73d36\" data-id=\"37d73d36\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-12e4113d elementor-widget__width-inherit elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"12e4113d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fabriziogifuni.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/360Eng.jpg\" title=\"360\u00b0\" alt=\"360\u00b0\" loading=\"lazy\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-3fa86b08 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"3fa86b08\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-15dbba42\" data-id=\"15dbba42\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-14b9cf1c elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"14b9cf1c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Fabrizio Gifuni\u2028. Recitare la storia attraverso la poesia<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-696dfbce elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"696dfbce\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-33969533\" data-id=\"33969533\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-29045ebf elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"29045ebf\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Dopo aver assistito a\u00a0<em>\"Something Like a Very Long Cadaver\"<\/em>, si ha l\u2019impressione d\u2019aver vissuto un contatto diretto, fisico, con la materia letteraria di Pier Paolo Pasolini e ancor pi\u00f9 con il suo pensiero, lucidissimo e tagliente, che si rivolge anoi profilando un\u2019attualit\u00e0 cruda e incontrovertibile. Il merito di questa particolarissima esperienza che vive lo spettatore \u00e8 certamente di Fabrizio Gifuni, uno dei nostri attori di maggior talento, che in realt\u00e0, proprio nel teatro, si fa anche autore dei testi, come ci conferma lui stesso. \u201cNegli ultimi dieci anni ho lavorato quasi esclusivamente a progetti pensati fin dalle fondamenta, in cui il lavoro di riscrittura e drammaturgia rappresenta un momento centrale del percorso.&#8221;<\/p><p><strong>\u2028Tu hai un rapporto attivo con la letteratura; non ti limiti a mutuare testi, ma attraversi le esperienze letterarie, le metabolizzi e le rielabori.\u2028<\/strong><\/p><p>E\u2019 quello che cerco di fare. Al cinema o in televisione mi diverto a giocare da interprete puro. In teatro sento il bisogno di una maggiore assunzione di responsabilit\u00e0. Lo avverto come un luogo troppo importante per potermi permettermi il lusso di lavorare solo in una dimensione.\u2028<\/p><p><strong>Si pu\u00f2 dire che come attore ti metti al servizio dell\u2019idea; non reciti l\u2019autore che proponi, ma ti metti al servizio del suo pensiero e lasci che il testo plasmi la figura?<\/strong><\/p><p>In un certo senso \u00e8 cos\u00ec. Anche se ci sono modalit\u00e0 molto differenti a seconda degli spettacoli. Per esempio, nello spettacolo tratto dai testi di Pasolini e Somalvico \u00e8 difficile definire quale personaggio ci sia in scena nella prima parte. Indubbiamente ci sono solo io. Qualcosa di un po\u2019 misterioso si determina in scena proprio grazie alle parole del testo, che lentamente si trasformano in corpo e sguardo.<\/p><p><br \/><strong>\u2028Nei tuoi lavori il personaggio risulta quindi molto complesso. Che lavoro fai sul personaggio?\u2028<\/strong><\/p><p>Non c\u2019\u00e8 nessun tentativo di aderenza mimetica. Sono personaggi che prendono forma dal proprio pensiero; sono le parole che determinano il personaggio. Al cinema invece il lavoro sul personaggio pu\u00f2 anche in alcuni casi prescindere dal testo.\u2028<\/p><p><strong>Ma attraverso il pensiero di questi autori esprimi anche te stesso.<\/strong><\/p><p>\u2028S\u00ec. Sono autori con cui non c\u2019\u00e8 soltanto un rapporto di grande consuetudine \u2013 perch\u00e9 mi accompagnano da tanti anni \u2013 ma che producono anche una positiva azione chiarificatrice nei miei processi creativi. Una parte di me dialoga costantemente in scena con loro.\u2028<\/p><p><br \/><strong>Parliamo dei quattro spettacoli su Pasolini, Gadda, Pavese e Dante.\u2028<\/strong><\/p><p>Gli spettacoli su Pasolini e Gadda fanno parte sostanzialmente di un unico progetto, che si \u00e8 andato componendo nell\u2019arco di otto anni. Ho iniziato intorno al 2002 a lavorare su alcuni testi di Pasolini e su un poemetto del poeta milanese Giorgio Somalvico, incentrato sulla morte di Pasolini. Il quesito iniziale era come raccontare quello che era accaduto in Italia negli ultimi decenni. Ho pensato quindi di organizzare una sorta di grande racconto su ci\u00f2 che eravamo, su ci\u00f2 che siamo diventati o su ci\u00f2 che in fondo siamo sempre stati. Sono partito dai testi di Pasolini perch\u00e9 penso che a tutt\u2019oggi alcuni suoi scritti siano insuperati per precisione, esattezza, e capacit\u00e0 di radiografare la realt\u00e0, tanto da determinare questo effetto speciale per cui molte delle sue parole, oggi, sembra che siano state scritte ieri pi\u00f9 che trentacinque o quaranta anni fa.\u2028<\/p><p><strong>Cos\u00ec \u00e8 nata l\u2019idea di \u2018Na specie de cadavere lunghissimo.\u2028<\/strong><\/p><p>\u00c8 la prima tappa di un viaggio che ho iniziato e continuato con Giuseppe Bertolucci, che ha curato la regia di entrambi gli spettacoli e che non ringrazier\u00f2 mai abbastanza per il suo aiuto. I testi su cui ci siamo concentrati nella prima parte sono stati principalmente le <em>Alongside Pasolini<\/em>, gli <em>Gifuni presents<\/em>, l\u2019ultima intervista rilasciata a Furio Colombo sei ore prima di morire. Mentre nella zona centrale, prima del testo di Somalvico, ci sono alcuni appunti della sceneggiatura su un film su San Paolo mai realizzato, alcuni versi de La nuova forma de la meglio giovent\u00f9 e di Poesia in forma di rosa, un breve estratto da <em>Ragazzi di vita (\"Hustlers\")<\/em>. La prima parte dello spettacolo ha preso quindi la forma di un unico ragionamento socratico, fatto in mezzo al pubblico, sulla trasformazione dell\u2019Italia dai primi anni Sessanta alla prima met\u00e0 degli anni Settanta. Mentre nella zona mediana prende letteralmente \u201ccorpo\u201d una riflessione scritta da Pasolini pochi giorni prima di morire, intitolata <em>Lettera ai giovani infelici<\/em>, in cui il poeta dichiara il suo sentimento di condanna verso i giovani che aveva fino a quel momento amato, su cui aveva riposto molte speranze e da cui si sentiva in un certo senso tradito. Partendo da un enunciato della tragedia greca \u2013 le colpe dei padri ricadono sui figli \u2013 Pasolini sviluppa il suo ragionamento arrivando a individuare il nucleo della colpa dei padri e in ultima analisi di se stesso. Sentendosi lui stesso padre simbolico di una generazione.\u2028<\/p><p><strong>Nella seconda parte dello spettacolo, quella pi\u00f9 violenta che traduce anche la tragedia della morte di Pasolini, scegli la poesia, una poesia anche formale, sempre in endecasillabi.\u2028<\/strong><\/p><p>Credo che la poesia all\u2019interno di questo percorso sia determinante. Anche perch\u00e9 nonostante Pasolini sia riuscito a mettere in campo i propri talenti sotto tante forme, credo che resti innanzi tutto un poeta. Perci\u00f2 per me era importante che la poesia avesse un corpo centrale all\u2019interno dello spettacolo. E il testo di Somalvico mi sembra, da un punto di vista della sostanza linguistica e dunque da un punto di vista poetico, un materiale straordinario. Giorgio Somalvico \u00e8 un poeta eccentrico, che oltre a esprimersi in versi nella vita, conosce come pochi altri in Italia la musica e il teatro.\u2028<\/p><p><strong>Il tuo percorso prosegue poi con Carlo Emilio Gadda.<\/strong><\/p><p>\u2028S\u00ec, sempre animato dallo stesso intento: costruire una sorta di mappa cromosomica degli italiani. Con Gadda facciamo temporalmente un passo indietro. Con i testi dei suoi <em>Diari di guerra e di prigionia<\/em>, che utilizzo soprattutto nella prima parte dello spettacolo, ripartiamo dai primi decenni del Novecento per approdare al 1945, quando Gadda inizia a scrivere <em>Eros and Priapus<\/em>. Un testo imprevedibile, scritto in forma di referto medico, avente per oggetto la psicopatologia erotica del presidente del Consiglio Benito Mussolina ma soprattutto la patologia e irrimediabile attrazione che il popolo italiano prova periodicamente verso queste figure affette, come dice Gadda, da \u201cdelirio narcissico\u201d. Uno scritto-anamnesi, tragico ed esilarante al tempo stesso, in cui Gadda analizza e demolisce l\u2019iconografia psicosessuale in cui si sostanzia qualsiasi espressione del Potere e del ventennio fascista in particolare.\u2028<\/p><p><strong>Perch\u00e9 i Diari?\u2028<\/strong><\/p><p>Sono un materiale indispensabile a chiunque voglia avvicinarsi seriamente all\u2019opera di Gadda. Non erano destinati alla pubblicazione, ma contengono gi\u00e0 uno spessore di lingua straordinario. A mio avviso, l\u2019esperienza del primo conflitto mondiale, la detenzione nei campi di prigionia e la scoperta della morte del fratello, provocarono in Gadda quella che potremmo definire la sua \u201cferita originaria\u201d. Una ferita che non si risaner\u00e0 mai e lo accompagner\u00e0 per tutta la vita, determinando nella sua anima un dolore atroce, che lo costringer\u00e0 a un urlo vitale come reazione alla morte. \u00c8 per reagire a questo dolore che si scatener\u00e0 la sua lingua fantasmagorica. Questa \u00e8 l\u2019idea che sta alla base della drammaturgia e che lo avvicina cos\u00ec tanto all\u2019Amleto di Shakespeare.\u2028<\/p><p><strong>Nella seconda parte, dove la lingua si trasforma e diventa effervescente e pirotecnica, tu ricorri ancora alla poesia.\u2028<\/strong><\/p><p>Il testo Eros e Priapo pu\u00f2 essere considerato a tutti gli effetti un poemetto, in cui la lingua fatta vivere nella sua dimensione verticale, cio\u00e8 staccata dalla pagina, diventa immediatamente lingua poetica.\u2028<\/p><p><strong>Perch\u00e9 senti l\u2019esigenza di ricorrere alla poesia?\u2028<\/strong><\/p><p>Ragionando in termini di istinto scenico, non bisogna mai dimenticare che tutti questi materiali devono reggere alla scommessa di diventare un fatto teatrale, dove la reinvenzione di un testo deve essere messa alla prova su un palcoscenico: testi originariamente non destinati alla scena, devono tradursi in carne e sangue. In questo quadro la lingua poetica consente una maggiore apertura e visionariet\u00e0; pu\u00f2 diventare una lingua pi\u00f9 aperta, che si stacca decisamente da qualsiasi forma di realismo letterario o scenico per diventare metafora di qualcos\u2019altro.\u2028<\/p><p><br \/><strong>Nella terza esperienza, invece, ti rivolgi proprio a un poeta, Pavese.\u2028<\/strong><\/p><p>Quello su Pavese, e poi quello su Dante, sono spettacoli in forma di concerto, nati in due momenti diversi. Lo spettacolo su Pavese \u00e8 nato nel 2007 dalla richiesta del Festival di poesia di Parma di riscrivere un testo e una drammaturgia originali, partendo dai testi di Pavese e aventi per filo conduttore il rapporto che Pavese aveva con la musica. Io e il pianista Cesare Picco siamo partiti da una annotazione di Massimo Mila, secondo cui Pavese non sembrava avere un grande interesse per la musica, fatta eccezione per la canzone popolare. Cos\u00ec ho scelto come spina dorsale del testo un racconto giovanile, Il blues delle cicche, dove il protagonista Masino, alter ego sfuggente dello stesso Pavese, si diverte a comporre canzonette. Ho lavorato poi su diverse poesie, inserendo anche alcuni passi dei suoi diari privati. Ne \u00e8 venuto fuori lo spettacolo a cui abbiamo dato il titolo Non fate troppi pettegolezzi, la frase di commiato scritta da Pavese prima di suicidarsi, forse in estremo omaggio a Majakovskij.\u2028<\/p><p><br \/><strong>E infine c\u2019\u00e8 Dante.<\/strong>\u2028<\/p><p>Il lavoro su Dante nasce nel 2008, quando io e Sonia Bergamasco abbiamo iniziato a lavorare su alcuni canti della Divina Commedia (due dell\u2019Inferno, due del Purgatorio e l\u2019ultimo del Paradiso), pensando a uno spettacolo in cui la musica dal vivo fosse elemento determinante della drammaturgia. In questo caso abbiamo lavorato con un grande chitarrista, Stefano Cardi. Inserendo questo spettacolo su Dante nella monografia proposta a novembre al teatro Valle di Roma, il viaggio si \u00e8 cos\u00ec ulteriormente arricchito. Perch\u00e9 il percorso teatrale fatto negli ultimi dieci anni non \u00e8 soltanto un viaggio all\u2019interno della storia italiana del secolo scorso che ci conduce fino al presente, ma \u00e8 anche un viaggio nel corpo della nostra lingua, dove le parole di Dante rappresentano le fondamenta di un edificio visto in trasparenza.\u2028<\/p><p><strong>C\u2019\u00e8 anche un\u2019altra lettura di Dante molto particolare, in cui fai incontrare il testo dantesco con altri di Pasolini.\u2028<\/strong><\/p><p>\u00c8 un lavoro nato in occasione di un premio che mi hanno dato al Teatro della Pergola di Firenze, assegnato dalla Societ\u00e0 degli studi danteschi. In quella occasione mi era capitato di leggere Dante accostando le sue terzine ad alcuni brani tratti da opere di Pasolini dichiaratamente debitrici, in termini di ispirazione, all\u2019opera di Dante. Si trattava di Al\u00ec dagli occhi azzurri, Trasumanar, organizzar per verba, La poesia della tradizione e Divina mimesis. L\u2019idea era di far reagire chimicamente, e senza soluzione di continuit\u00e0, due sostanze linguistiche apparentemente distanti.\u2028<\/p><p><br \/><strong>A ben vedere parliamo dunque di lavori che hanno un contenuto culturale, oltre che meramente letterario, che spesso si rivela di un\u2019attualit\u00e0 inquietante. Il pubblico come reagisce?\u2028<\/strong><\/p><p>Per me il pubblico \u00e8 un elemento centrale del discorso. Penso sempre a quello che voglio raccontare e a chi lo devo raccontare. Credo fortemente in un\u2019idea di teatro che si sforzi di recuperare il suo compito originario, quello che i greci chiamavano \u201ccatarsi\u201d. Sia l\u2019attore in scena sia il pubblico, partecipando di un\u2019esperienza comune, devono uscire un po\u2019 modificati dagli effetti del rituale. Ch\u00e9 di questo si tratta. Per questo ho voluto che gli spettacoli su Gadda e Pasolini chiamassero il pubblico a un patto di corresponsabilit\u00e0. E il pubblico ogni sera avverte questa richiesta e si abbandona. Oggi il teatro pu\u00f2 essere un luogo dove giocare una partita fondamentale sul piano culturale all\u2019interno della nostra societ\u00e0.\u2028<\/p><p><br \/><strong>Il teatro come la poesia chiama a un\u2019esperienza di conoscenza. Nello spettacolo su Pasolini, tra la prima e la seconda parte, tu ti spogli. Un gesto fortemente simbolico. L\u2019intellettuale si mette in gioco, va nudo nell\u2019inferno e la sua visione si traduce e si rappresenta nella seconda parte. Sembri richiamare oggi a un ruolo coraggiosissimo dell\u2019intellettuale.\u2028<\/strong><\/p><p>Credo che oggi sia pi\u00f9 difficile trovare un modo efficace per far sentire la propria voce. Pasolini stesso, al di la della sua vicenda giudiziaria, decise in qualche modo di andarsene dal mondo, perch\u00e9 lui stesso non sapeva pi\u00f9 con chi parlare e come parlare. Gi\u00e0 alla met\u00e0 degli anni Settanta sentiva una societ\u00e0 cambiata a tal punto che lui stesso non riusciva a trovare gli strumenti per parlare con la stessa efficacia di prima. Figuriamoci oggi.\u2028<\/p><p><strong>Siamo anche nell\u2019epoca della comunicazione globale, abbiamo molti pi\u00f9 strumenti di comunicazione, ma abbiamo perso il rapporto con i contenuti.\u2028<\/strong><\/p><p>\u00c8 vero. In questo senso credo che il teatro sia uno dei pochi luoghi rimasti realmente liberi. Proprio all\u2019epoca in cui tutto e in qualsiasi istante \u00e8 riproducibile, il teatro recupera la sua unicit\u00e0 nel suo non essere un\u2019esperienza ripetibile. I corpi degli spettatori sempre diversi determinano un campo magnetico che ogni sera muta profondamente ci\u00f2 che accade in scena. Tutto questo credo che possa tradursi in una possibilit\u00e0 di incontro molto forte. Inoltre, non penso mai a spettacoli per addetti ai lavori. Anche chi non ha letto una sola riga di Gadda o Pasolini deve avere la possibilit\u00e0 di accedere a quel pensiero e a quelle parole per altri canali. In questo senso credo che il teatro sia, senza alcuna retorica, un fatto profondamente democratico.\u2028\u2028<\/p><p><strong>Nicola Bultrini, Poesia n. 259 \u2013 Aprile 2011<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fabrizio Gifuni\u2028. 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