{"id":5585,"date":"2021-01-04T15:50:58","date_gmt":"2021-01-04T15:50:58","guid":{"rendered":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/?p=5585"},"modified":"2021-01-04T15:57:23","modified_gmt":"2021-01-04T15:57:23","slug":"the-man-who-did-not-sleep","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fabriziogifuni.it\/en\/the-man-who-did-not-sleep\/","title":{"rendered":"The man who did not sleep"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"5585\" class=\"elementor elementor-5585\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-301653c elementor-section-full_width elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"301653c\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-no\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2057b951\" data-id=\"2057b951\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-63b2d5f4 elementor-widget__width-inherit elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"63b2d5f4\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/fabriziogifuni.it\/wp-content\/uploads\/elementor\/thumbs\/HP_OfficinaPasolini-p0v9u2xv277aw5wsoppyuwn1v86d5sxgbqip1vhwug.jpg\" title=\"Officina di PPP\" alt=\"Officina di PPP\" loading=\"lazy\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-6c2e2091 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"6c2e2091\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-273c006c\" data-id=\"273c006c\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-79d15f64 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"79d15f64\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h2 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">L'officina di Pier Paolo Pasolini - The Man who did not Sleep<\/h2>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-1a79fd91 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"1a79fd91\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-4c9df934\" data-id=\"4c9df934\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-52b81d13 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"52b81d13\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>&#8220;Fabrizio Gifuni a Belgrave Square&#8221;<\/strong><\/p><p>di Emanuele Trevi<\/p><p>Con Fabrizio Gifuni abbiamo sperimentato varie volte quello che si potrebbe definire un ibrido, un &#8220;OGM&#8221; di critica e teatro. Io parlo a modo mio, e a un certo punto Fabrizio irrompe, fa esplodere l&#8217;argomento, lo fa slittare in un&#8217;altra dimensione che mi sorprende sempre, anche nel caso in cui abbiamo fatto delle prove. Con Pier Paolo Pasolini le cose si complicano ulteriormente, diventando insieme pi\u00f9 belle e pi\u00f9 rischiose, perch\u00e9 a un certo punto diventa chiaro che siamo in tre, due vivi e uno spettro. Anche se volessimo scrollarcelo di dosso, o semplicemente allontanarlo, ormai sarebbe troppo tardi. Ma poi c&#8217;\u00e8 da dire che P.P.P. \u00e8 uno spettro molto simpatico, ironico, tollerante con gli sforzi che gli altri fanno per decifrarlo. Il bello \u00e8 che io e Fabrizio siamo entrambi individui poco inclini al sovrannaturale, pochissimo al mistico. Fabrizio \u00e8 addirittura della Juventus, tanto per dire. ma \u00e8 proprio a tipi come noi che i fantasmi si\u00a0<em>accollano<\/em>, come si dice a Roma. E la colpa \u00e8 la nostra. Per anni, lui con quel bellissimo spettacolo intitolato\u00a0<em>\u2018Na specie de cadavere lunghissimo (Something Like a Very Long Cadaver)<\/em>\u00a0ed io con un libro &#8211;\u00a0<em>Qualcosa di scritto<\/em>\u00a0&#8211; abbiamo scavato in una montagna, trovando molto pi\u00f9 di quello che ci eravamo aspettati. Fabrizio ha avuto due compagni di scavo invidiabili, Giuseppe Bertolucci e Giorgio Somalvico; io mi sono incamminato in compagnia di altri spettri, quello di Laura Betti e quello di\u00a0<em>Petrolio<\/em>, che in tutti i sensi \u00e8 un vero\u00a0<em>ghost-book<\/em>. Ne sono venute fuori due opere che possiedono una loro involontaria &#8220;gemellarit\u00e0&#8221;, non saprei come altro definirla. Nell&#8217;oceano di libri, spettacoli, film, opere musicali su P.P.P., solo lo spettacolo di Fabrizio mi ha fatto pensare che guardavamo la stessa cosa. Ed \u00e8 stato forse questo cortocircuito che ha propiziato la seduta spiritica, perch\u00e9 uno spettro, per non essere una semplice immaginazione soggettiva, ha bisogno di essere guardato in due.<br \/>All&#8217;IIC di Londra, la sera del quarantesimo anniversario dell&#8217;omicidio di P.P.P., Fabrizio \u00e8 stato perfetto. Prima di cominciare, mentre fumavamo una sigaretta nel vicolo dietro l&#8217;entrata principale, abbiamo parlato della paura che viene sempre prima di affrontare un pubblico, qualsiasi pubblico. Eppure andiamo sempre in giro, capita decina di volte in un anno. Ma insomma, la paura non \u00e8 male. Ti concentra. Io credo che le emozioni sono tutte abbastanza inutili e casuali. Su Belgrave Square si stendeva una rada nebbiolina, destinata ad infittirsi per tutta la notte. Finendo la sigaretta, Fabrizio mi ha detto pressappoco: &#8220;Tutto sta nei primi cinque minuti, glielo devo fare vedere, se lo vedono poi fila tutto liscio.&#8221;. Cosa intendeva? Non lo spettro in s\u00e9, P.P.P. nessuno lo pu\u00f2 costringere o governare. Diciamo allora: lo spettro dello spettro &#8211; quelle infinite proiezioni di s\u00e9 come cadavere martoriato, gatto schiacciato da un copertone, pesce mezzo mangiato, bestia ridotta in poltiglia che P.P.P. amava tanto quando ancora era vivo. Piaceva, a quell&#8217;uomo inimitabile e straordinario,\u00a0<em>immaginare il suo cadavere<\/em>. Esercizio spirituale degno di un Ignazio da Loyola, e per niente alla portata di tutti. Serve una mente sottile, ironica, capace di sintesi. Io sono completamente incapace di immaginare il mio cadavere, e credo che lo stesso valga per Fabrizio. Ma Fabrizio si \u00e8 impadronito di qualcosa di prezioso. Ha rubato a P.P.P. una potenza, una peculiarit\u00e0 della sua anima. Non un&#8217;idea, tutti sono buoni a impadronirsi di un&#8217;idea, ma una fonte di energia ancora intatta, ancora vibrante. E&#8217; una cosa un po&#8217; strana e poco professionale quella che sto per dire, perch\u00e9 il mio ruolo era quello di collaborare attivamente allo spettacolo, ma dall&#8217;inizio alla fine ho ammirato Fabrizio come fossi stato comodamente seduto fra il pubblico. E del resto, usavamo anche lo stesso tipo di sedie. Io mi dico sempre la stessa cosa, quando ammiro qualcuno, quando ammiro un particolare gesto artistico: questa persona, mi dico, sta procedendo sul filo di lana dell&#8217;incomprensibile. E che significa? Non lo spiegare. Ma le parole sono quelle. Posso solo dire che per procedere su quel filo bisogna farsi pi\u00f9 leggeri che si pu\u00f2. Cos\u00ec come l&#8217;essenza del santo \u00e8 la trasformazione della carne in fiato. E come la carne \u00e8 la custodia dello spirito, cos\u00ec il fiato \u00e8 il corpo della voce, la sua materia prima. Queste sono tutte trasmutazioni che discendono da un&#8217;alchimia complessa, lungamente meditata da Fabrizio. Perch\u00e9 la posta in gioco \u00e8 alta: liberarsi definitivamente da quell&#8217;idea un po&#8217; stolida dell&#8217;attore che &#8220;recita&#8221; o &#8220;esegue&#8221; qualcosa che uno si leggerebbe molto pi\u00f9 comodamente a casa. Creando, al contrario, qualcosa che pu\u00f2 esistere solo l\u00ec, in quel dato momento, un pomeriggio d&#8217;autunno a Londra e la prossima volta chiss\u00e0 dove. E che non assomiglia a nessun altro modo in cui possiamo leggere i libri di P.P.P. o sentirne parlare o ascoltare su YouTube una sua intervista. Alla fine, quando ormai il pubblico \u00e8 quasi tutto in piedi e la sala si svuota, hai la sensazione che quel grumo di materia psichica che Fabrizio <em>ha\u00a0fatto vedere<\/em>\u00a0sia rimasto ancora un poco l\u00ec, tremando nella sua leggerissima consistenza, prima di dissolversi nell&#8217;ombra.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-cc8882f elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"cc8882f\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-0ecbf73\" data-id=\"0ecbf73\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2d7e81d elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2d7e81d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>&#8220;Campi magnetici a Belgrave Square<br \/>Pasolini a Londra a quarant&#8217;anni dalla sua morte&#8221;<\/strong><\/p><p>by Fabrizio Gifuni<\/p><p>Ho sempre pensato al teatro come a un rito magico.<br \/>Un rito in cui gli attori e gli spettatori, sia pure in ruoli differenti, esercitano attivamente la propria influenza.<br \/>E&#8217; il campo magnetico, ci\u00f2 che potenzialmente pu\u00f2 attivarsi nello spazio deputato all&#8217;incontro &#8211; un teatro, una piazza, l&#8217;aula di una scuola &#8211; la questione centrale da cui tutto ha inizio, in definitiva. L&#8217;incontro fra corpi vivi, in un tempo in cui gli stessi sembrano spesso scomparire, trasmigrati dall&#8217;epoca della riproducibilit\u00e0 delle immagini a quella definitivamente virtuale della rete. Il teatro \u00e8 sempre stato e resta, innanzi tutto, questo. E di ci\u00f2 gli artisti, in primo luogo, non dovrebbero mai dimenticarsi. In quello spazio e in quel tempo &#8211; il tempo della rappresentazione &#8211; dovremmo pretendere, sempre, che accada qualcosa che determini un cambiamento anche piccolo ma significativo nello svolgimento ordinario delle nostre vite. Sia gli artisti che gli spettatori dovrebbero essere pi\u00f9 esigenti con il teatro.<br \/>Un brutto spettacolo ci infastidir\u00e0 sempre pi\u00f9 di un brutto film perch\u00e9 consciamente o inconsciamente ci far\u00e0 sempre avvertire la sgradevole sensazione di un&#8217;occasione persa: pi\u00f9 grande \u00e8 l&#8217;investimento in termini fisici pi\u00f9 grande pu\u00f2 essere la delusione.<br \/>Credo non ci sia un altro poeta del Novecento italiano che come Pasolini sia riuscito con maggior decisione a mettere il corpo al centro della scena. Con la grazia e la scandalosa, feroce mitezza che faceva unica la sua voce, Pasolini lo ha trasformato nel pi\u00f9 potente ordigno metafisico mai depositato sul suolo della letteratura contemporanea, in grado di propagare le sue onde magnetiche sulla sua vita, sull&#8217;opera e sulla sua stessa morte.<br \/>Che si trattasse di percorrere un campo di calcio, di dragare la notte le strade di Roma, di posare nelle ultime foto non occasionali che lo ritraggono nudo nel suo rudere di Chia o di giacere, infine, straziato nella polvere negli ultimi fotogrammi della sua vita. Che lo si ami o lo si detesti, una cosa \u00e8 certa: quel corpo non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 modo di dimenticarlo. Inevitabilmente esposto al pericolo dell&#8217;icona, ma sempre necessario a ricomporre la tela di un discorso poetico, il corpo di Pasolini sta sempre l\u00ec ed \u00e8 impossibile non farci i conti.<br \/>Bene. Quel poco o tanto che mi ha lasciato Pasolini \u00e8 solo ci\u00f2 di cui il mio corpo a sua volta si \u00e8 fatto carico negli ultimi quindici anni. Il mio lavoro \u00e8 questo. Prendo le parole degli altri. Attraverso la memoria, qualche volta solo con gli occhi, me le metto addosso. Le peso. Poi le condivido con gli altri e non smetto pi\u00f9 di farlo. Con Pasolini l&#8217;agone &#8211; il complesso dei giochi &#8211; confina spesso con un&#8217;agonia. Ma il piacere \u00e8 vertiginoso.<br \/>Cos\u00ec \u00e8 stato a Londra, nella serata del primo novembre, ospiti con Emanuele Trevi dell&#8217;Istituto Italiano di Cultura nella bella sala di Belgrave Square che per quel giorno si \u00e8 fatta teatro.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;officina di Pier Paolo Pasolini &#8211; The Man who did not Sleep &#8220;Fabrizio Gifuni a Belgrave Square&#8221; di Emanuele Trevi Con Fabrizio Gifuni abbiamo sperimentato varie volte quello che si potrebbe definire un ibrido, un &#8220;OGM&#8221; di critica e teatro. 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