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nomination premio montecarlo 2019

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Premi e riconoscimenti

Nomination al Festival Internazionale della televisione di Montecarlo - 2019

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Le cinque giornate di Milano

Le cinque giornate di Milano

Le cinque giornate di Milano - 2005

Regia di Carlo Lizzani

Con: Fabrizio Gifuni, Chiara Conti, Giuseppe Soleri, Ana Caterina Morariu, Daniela Poggi, Riccardo, Sammel, Giancarlo Giannini

Sceneggiatura: Fabio Campus, Giuseppe Badalucco, Franca De Angelis
Fotografia: Blasco Giurato
Montaggio: Massimo Quaglia
Scenografia: Enrico Tovaglieri
Costumi: Luigi Bonanno
Colonna sonora: Stelvio Cipriani

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Vite in sospeso (Belleville)

Cinema

Vite in sospeso (Belleville) - 1998

Regia di Marco Turco

Con: Massimo Bellinzoni, Paolo Bessegato, Isabella Ferrari, Ennio Fantastichini, Fabrizio Gifuni,

Sceneggiatura: Marco Turco, Andrea Porporati, Doriana Leondeff
Fotografia: Franco Lecca
Montaggio: Simona Paggi
Costumi: Lia Francesca Morandini
Musica: Riccardo Fassi

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Alcide De Gasperi

Alcide De Gasperi

Alcide De Gasperi - 2005

Regia di Liliana Cavani

Con: Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Stefano Scandaletti, Ana Caterina Morariu, Camilla Filippi, Massimo Poggio, Andrea Tidona, Toni Bertorelli, Mattia Sbragia

Sceneggiatura: Massimo De Rita, Mario Falcone
Fotografia: Claudio Sabatini
Montaggio: Massimo Quaglia
Scenografia: Tonino Zera
Costumi: Alessandro Lai
Colonna sonora: Paolo Vivaldi

Premio Flaiano – 2005
Premio Ischia – 2005
Premio Rodolfo Valentino- 2005

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L’ultima frontiera

L’ultima frontiera

L’ultima frontiera - 2006

Regia di Franco Bernini

Con: Fabrizio Gifuni, Nicole Grimaudo, Guido Caprino, Stefania Orsola Garello, Francesco Meoni

Sceneggiatura: Franco Bernini, Marcello Fois
Fotografia: Tani Canevari
Montaggio: Carla Simoncelli
Scenografia: Giada Calabria
Costumi: Paola Marchesin

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Paolo VI

Paolo VI

Paolo VI - 2008

Regia di Fabrizio Costa

Con: Fabrizio Gifuni, Mauro Marino, Antonio Catania, Mariano Sigillo, Licia Maglietta, Luca Lionello, Sergio Fiorentino, Luciano Virgilio

Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Maura Nuccetelli, Gianmario Pagano
Fotografia: Giovanni Galasso
Montaggio: Alessandro Corradi
Scenografia: Antonello Geleng
Costumi: Enrica Biscossi
Colonna sonora: Marco Frisina

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C’era una volta la città dei matti

C’era una volta la città dei matti

C’era una volta la città dei matti - 2009

Regia di Marco Turco

Con: Fabrizio Gifuni, Vittoria Puccini, Branko Djuric, Michela Cescon, Thomas Trabacchi, Sandra Toffolatti.

Sceneggiatura: Alessandro Sermoneta, Katja Colja, Elena Bucaccio, Marco Turco
Fotografia: Marco Onorato
Montaggio: Massimo Quaglia
Scenografia: Walter Caprara
Costumi: Lia Francesca Morandini
Colonna sonora: Mauro Pagani

  • Miglior attore al Festival di Montecarlo, 2010
  • Miglior attore al Roma Fiction Festival, 2010
  • Miglior attore al Busto Arsizio film festival, 2010
  • Miglior attore al Festival di Alghero, 2010
  • Premio della Rivista del Cinematografo, 2010
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Ragazzi di vita-Porro

Ragazzi di vita - Foto di Esther Favilla

"Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini - 2015

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Gifuni nel gran racconto romano di Pasolini

Serata bella e importante quella del 7 giugno in cui Fabrizio Gifuni ha letto alcune parti dei Ragazzi di vita di Pasolini al Parenti, dove tornerà sicuro alternando, a giocoliere della parola e dei sentimenti, con Camus e con una nuova prova, Bolaño. Il “fratello” Lehman ha lasciato l’economia mondiale, Wall Street, gli shabbat e si ri-posiziona nelle borgate romane, dove era partito con Na’ specie di cadavere lunghissimo.
Ed è ancora e sempre Pasolini: ma quelli di Gifuni non sono solo dei reading, non sta impalato col microfono in mano davanti a un leggìo con la lampadina accesa, bensì si muove, accende di vita propria le pagine che legge, fa del neo realismo col linguaggio di vita dello scrittore friulano, consulente di parolacce di borgata per il Fellini delle Notti di Cabiria e debuttante scandaloso nel 1955 con questo romanzo che rivoluzionò un modo di scrivere e di essere.
Riesce nello stesso tempo a far vivere e vedere le avventure di questi ragazzi di vita (i vecchi racconti romani di Moravia…) ed anche a storicizzare l’opera (che non ha mai preso, se non sotto mentite spoglie, la strada del cinema) inserendo con la sua arte dialettica delle invisibili “virgolette”. Un romanzo attualissimo e in cui debuttano personaggi che poi si rincorrono nella carriera multimediale di Pasolini: 75 minuti sulle 9 ore e 20 che occupa l’integrale audio libro Emons letto dall’attore di Capitale umano e che in tv è stato sia De Gasperi sia Basaglia. “Un’altra straordinaria occasione, come Gadda, di ripercorrere un’avventura linguistica” dice Gifuni che è appena stato come professore ad Harvard a parlare di Gadda. Come ha vivisezionato il romanzo pasoliniano? “Un principio di piacere, le parti che mi emozionavano di più, ma anche cercando di restituire un arco narrativo pur per ellissi e in modo frammentario.
Al centro c’è il Riccetto, già presente nel monologo curato da Giuseppe Bertolucci: è un archetipo dell’immaginario pasoliniano che nasce in una sua poesia giovanile poi riscritta”. Ma quello che appassiona Gifuni in questi suoi viaggi nella memoria letteraria (mai così attuale) è il gioco a rimpiattino tra prima e terza persona, quel gioco che viene da Pirandello e non a caso piaceva tanto a Ronconi quando prendeva ispirazione dai libri (e lo fece con Gadda, pure lui, tra gli altri), sono i passaggi continui dalla vita all’opera e viceversa. Le parole dell’artista restituiscono le danze dei Narcisi di borgata, quegli accattoni capaci di morire sulla croce come si è di recente visto nella riduzione teatrale della “Ricotta”: “L’ossessione pasoliniana prende corpo nei ‘50 in questo che è il suo miglior affresco. Le pulsioni che attraversano la mia lettura oscillano continuamente tra un romanzo intatto nella sua purezza senza rughe, ma che è impossibile non leggere con gli occhi del presente, addirittura come premonizione di vita e di morte del poeta. Pasolini dissemina l’opera di riflessioni sulla morte, riesce perfino a prefigurare la stessa immagine del suo assassinio”.
E torna così il grande tema del rapporto mai scisso tra vita e morte, leggere Pasolini è essere sempre esposti a quest’oscillazione: “Per l’Attore è una festa entrare in quel mondo, quelle parole, quelle memorie. “Ragazzi di vita” è uno dei romanzi più belli del 900 e mi emoziona giocare col ruolo, affiancandolo, facendolo apparire e scomparire, nascondendomi dietro di lui o lasciare che lui si nasconda dietro di me, una danza continua tra narratore e personaggio, tra discorso diretto e indiretto: la magìa di questa dissolvenza è la cosa che mi appassiona, far balenare per frammenti qualcuno ora vero e ora scomparso, come i Lehman. Segno per fortuna che un certo legame rituale della scena può ancora restare intatto”. E non tutto è perduto.

Maurizio Porro, cultweek.com – 12 giugno 2015

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Ragazzi di vita-reading

Ragazzi di vita - Foto di Esther Favilla

"Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini - 2015

con Fabrizio Gifuni

Roma, Teatro Vascello per “L’autore e il suo doppio” – 7 e 8 marzo 2017 

Lucera, Festival della letteratura mediterranea – 25 settembre 2016

Bruxelles, Istituto Italiano di Cultura – 9 dicembre 2015

Milano, Teatro Franco Parenti – dall’11 al 15 novembre 2015

Molfetta, Piazza delle Erbe – 25 luglio 2015

Milano, Teatro Franco Parenti – 7 giugno 2015

Torino, Salone Internazionale del Libro – 17 maggio 2015

Roma, Teatro Argentina – 2 novembre 2014

"Ragazzi di vita" al Teatro Garibaldi di Lucera - Festival della Letteratura Mediterranea, 25 settembre 2016

"Ragazzi di vita" a Molfetta, Piazza delle Erbe - 25 luglio 2015

"Ragazzi di vita" - presentazione dell'audiolibro e lettura integrale al Salone del Libro di Torino, 17 maggio 2015

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“Ci piace pensare che il lavoro di artisti come Gifuni che si mettono al servizio di voci artistiche come quella di Pasolini, secondo le proprie corde “giocando con le corde del mondo” di noi spettatori, permetta di comprendere – forse finalmente – Pasolini, al di la della sua morte fisica.(leggi tutto…)

“Dopo gli altri testi letterari affrontati da Gifuni (oltre a Camus, Gadda e ancora Pasolini con le regie di Giuseppe Bertolucci) e il passaggio attraverso la Lehman Trilogy, il suo lavoro di millimetrica sovrapposizione tra registri gli permette di affrontare Ragazzi di vita dalla giusta distanza: intenso, ma asciutto e commovente senza patetismi. Sala Grande al completo e solito trionfo per l’attore, adorato dal pubblico del Parenti specie per questa forma di spettacolo, in cui l’ascolto è supportato solo da un’esile ma eloquentissima ossatura di movimenti. Imperdibile l’audiolibro Emons con la lettura integrale del testo: scortati da Gifuni per oltre nove ore di borgate.
Mattia L. Palma, glistatigenerali.com – 13 giugno 2015  (leggi tutto…)

“Serata eccezionale e unica al Parenti con Fabrizio Gifuni che passa dagli shabbat della famiglia Lehman ai Ragazzi di vita di Pasolini, di cui legge alcune parti, 70 minuti su un totale di audiolibro di oltre 9 ore, facendo del reading un’arte teatrale sottile in cui egli attore gioca a nascondino col personaggio in continua dialettica tra prima e terza persona secondo la lezione di Ronconi. Dopo Gadda, Camus e prima di Bolaño, Gifuni si riconferma un pezzo unico e nel neorealismo da borgata egli sa mettere, invisibili, le virgolette del presente storico. […] Quelli di Gifuni non sono solo dei reading, non sta impalato col microfono in mano davanti a un leggìo con la lampadina accesa, bensì si muove, accende di vita propria le pagine che legge, fa del neo realismo col linguaggio di vita dello scrittore friulano. […] Riesce nello stesso tempo a far vivere e vedere le avventure di questi ragazzi di vita (i vecchi racconti romani di Moravia…) ed anche a storicizzare l’opera (che non ha mai preso, se non sotto mentite spoglie, la strada del cinema) inserendo con la sua arte dialettica delle invisibili “virgolette”.”
Maurizio Porro, cultweek.com – 12 giugno 2015  (leggi tutto…)

“Un capolavoro. Non può essere definita altrimenti la lettura teatrale di Ragazzi di vita, il primo romanzo di Pier Paolo Pasolini (di cui quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario del decesso), realizzata da Fabrizio Gifuni e portata in scena al teatro Franco Parenti di Milano. Come già fatto in maniera altrettanto eccellente con Lo Straniero di Camus e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda, l’attore romano è riuscito nell’intento di trasferire sul palco […] uno dei romanzi più apprezzati del Novecento. La resa è stata superba. Con una spiccata capacità descrittiva e una costante esaltazione del romanesco, l’attore è riuscito di fatto a ricostruire la scena di fronte agli occhi degli spettatori.
Fabio Di Todaro, Persinsala.it – 11 giugno 2015  (leggi tutto…)

“È ben più di una “lettura” quella che Gifuni compie del primo romanzo di Pier Paolo Pasolini. Ho scritto “lettura” e così, del resto, dice il programma ma per spiegare il lavoro di Fabrizio dovrei dire ricreato […] Questo formidabile attore infatti, ci conduce dentro la fucina artistica di Pasolini, ce ne rivela il pensiero, l’amore sincero per le sue creature [..] Lo fa dando a ogni personaggio di cui racconta una voce, un gesto, un atteggiamento, una sottolineatura, una postura che aiutano gli spettatori a riconoscerli in quel fluente romanesco che lo scrittore friulano aveva scelto. Un lavoro mostruoso, continuamente dentro e fuori i personaggi, dentro e fuori la pagina scritta e dunque dentro e fuori lo sguardo dell’autore che tanto amorevolmente li aveva ritratti […] In scena, con tutta la sua lucidità, la sua presenza d’attore, la sua bravura, la sua passione. Quelli che (come me) si sentono orfani di Pasolini l’altra sera al Franco Parenti avrebbero voluto abbracciarlo.”
Maria Grazia Gregori, delteatro.it – 10 giugno 2015  (leggi tutto…)

“Fabrizio Gifuni sembra volare, mai un momento di incertezza, una ripresa, un affanno, un respiro di troppo, un affaticamento nella voce, un sopra tono o un sotto tono. La sua voce è corpo, si visualizza e lo attraversa tutto con una vibrazione che in alcuni momenti è appena percepibile, in altri è un gesto evidente, uno sguardo, una smorfia o uno scatto. Ogni parola trova una visualizzazione, perfino una pausa, un sospiro, ma non è didascalica: è semplicemente un tutt’uno che non lascia mai scollare il testo dal gesto, la voce dalla mossa. C’è un’abilità di immedesimazione forte con il dialetto romanesco […] Non solo. Gifuni alterna l’italiano per la narrazione, all’inflessione dialettale per il discorso diretto e in tal modo ci restituisce i due volti di Pasolini: l’intellettuale raffinato di pagine ed espressioni poetiche, e l’uomo di strada che si mischia, si confonde e si perde nella seduzione popolare e scabrosa.
Un grande lavoro che a mio sommesso avviso può diventare un laboratorio per un teatro che esiste sempre meno. Una grande prova che racconta come stare su un palcoscenico sia studio, cultura, finezza interpretativa e profondo e faticoso lavoro artigianale: quello sul corpo. Troppo spesso il teatro contemporaneo se punta sul corpo perde la voce o rende la voce grido senza più parola. Gifuni riesce ad essere un assolo e un’orchestra insieme. Un omaggio e un inno alla lingua, alla sua capacità di salire vette poetiche, discendere inferni volgari, piegarsi all’ammiccamento del dialetto e alla deriva di sentimenti estremi, brutale e sublime ad un tempo. Gifuni è morbido, fluido, versatile sfiorando cime e abissi senza rischiare di superarli. Non stona mai. In una parola sublime.”
Ilaria Guidantoni, saltinaria.it – 2 novembre 2014  (leggi tutto…)