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Esterno notte

Esterno Notte

Esterno notte - 2021

Regia di Marco Bellocchio

L’opera di Marco Bellocchio, che sarà presentata al Festival di Cannes nella sezione Première, arriverà come film nelle sale in due parti, la prima dal 18 maggio, la seconda dal 9 giugno 2022 e sarà trasmessa nell’originale formato seriale in autunno su Rai 1.

Non sorprende che Thierry Frémaux abbia scelto di presentare a Cannes quest’opera” – commenta Andrea Occhipinti – “Quello che Marco Bellocchio ha realizzato è un vero capolavoro. Il racconto di un momento cruciale della storia del nostro paese e non solo, di una generazione, di una famiglia, di un uomo. Un grande film avvincente e tremendamente attuale“.

Con: Fabrizio Gifuni (nei panni di Aldo Moro), Margherita Buy, Toni Servillo, Fausto Russo Alesi, Gabriel Montesi e Daniela Marra

Sceneggiatuta: Marco Bellocchio, Stefano Bises, Davide Serino, Ludovica Rampoldi
Montaggio: Francesca Calvelli
Scenografia: Andrea Castorina
Produzione: The Apartment, Kavac, ARTE France; in collaborazione con Rai Fiction
Distribuzione: Lucky Red
Distribuzione internazionale: Fremantle

1978. L’Italia è dilaniata da una guerra civile. Da una parte le Brigate Rosse, la principale delle organizzazioni armate di estrema sinistra, e dall’altra lo Stato. Violenza di piazza, rapimenti, gambizzazioni, scontri a fuoco, attentati. Sta per insediarsi, per la prima volta in un paese occidentale un governo sostenuto dal Partito Comunista (PCI), in un’epocale alleanza con lo storico baluardo conservatore della Nazione, la Democrazia Cristiana (DC). Aldo Moro, il Presidente della DC, è il principale fautore di questo accordo, che segna un passo decisivo nel reciproco riconoscimento tra i due partiti più importanti d’Italia. Proprio nel giorno dell’insediamento del governo che con la sua abilità politica è riuscito a costruire, il 16 marzo 1978, sulla strada che lo porta in Parlamento, Aldo Moro viene rapito con un agguato che ne annienta l’intera scorta. È un attacco diretto al cuore dello Stato. La sua prigionia durerà cinquantacinque giorni, scanditi dalle lettere di Moro e dai comunicati dei brigatisti: cinquantacinque giorni di speranza, paura, trattative, fallimenti, buone intenzioni e cattive azioni. Cinquantacinque giorni al termine dei quali il suo cadavere verrà abbandonato in un’automobile nel pieno centro di Roma, esattamente a metà strada tra la sede della DC e quella del PCI.

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 Diberti & C S.r.l. (Agenzia cinematografica)
Via G. P. Pannini, 5 – 00196 Roma
Tel. 06.85304810
www.dibertiec.com

Natalia Di Iorio (per la distribuzione degli spettacoli teatrali)
info@cadmostudio.it

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fabriziogifuni@yahoo.it

Sito Web a cura di Sabrina Persichetti

Traduzione inglese a cura di Lynn Swanson

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Premi e riconoscimenti

Nomination al Festival Internazionale della televisione di Montecarlo - 2019

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Le cinque giornate di Milano

Le cinque giornate di Milano

Le cinque giornate di Milano - 2005

Regia di Carlo Lizzani

Con: Fabrizio Gifuni, Chiara Conti, Giuseppe Soleri, Ana Caterina Morariu, Daniela Poggi, Riccardo, Sammel, Giancarlo Giannini

Sceneggiatura: Fabio Campus, Giuseppe Badalucco, Franca De Angelis
Fotografia: Blasco Giurato
Montaggio: Massimo Quaglia
Scenografia: Enrico Tovaglieri
Costumi: Luigi Bonanno
Colonna sonora: Stelvio Cipriani

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Vite in sospeso (Belleville)

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Vite in sospeso (Belleville) - 1998

Regia di Marco Turco

Con: Massimo Bellinzoni, Paolo Bessegato, Isabella Ferrari, Ennio Fantastichini, Fabrizio Gifuni,

Sceneggiatura: Marco Turco, Andrea Porporati, Doriana Leondeff
Fotografia: Franco Lecca
Montaggio: Simona Paggi
Costumi: Lia Francesca Morandini
Musica: Riccardo Fassi

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Alcide De Gasperi

Alcide De Gasperi

Alcide De Gasperi - 2005

Regia di Liliana Cavani

Con: Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Stefano Scandaletti, Ana Caterina Morariu, Camilla Filippi, Massimo Poggio, Andrea Tidona, Toni Bertorelli, Mattia Sbragia

Sceneggiatura: Massimo De Rita, Mario Falcone
Fotografia: Claudio Sabatini
Montaggio: Massimo Quaglia
Scenografia: Tonino Zera
Costumi: Alessandro Lai
Colonna sonora: Paolo Vivaldi

Premio Flaiano – 2005
Premio Ischia – 2005
Premio Rodolfo Valentino- 2005

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L’ultima frontiera

L’ultima frontiera

L’ultima frontiera - 2006

Regia di Franco Bernini

Con: Fabrizio Gifuni, Nicole Grimaudo, Guido Caprino, Stefania Orsola Garello, Francesco Meoni

Sceneggiatura: Franco Bernini, Marcello Fois
Fotografia: Tani Canevari
Montaggio: Carla Simoncelli
Scenografia: Giada Calabria
Costumi: Paola Marchesin

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Paolo VI

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Paolo VI - 2008

Regia di Fabrizio Costa

Con: Fabrizio Gifuni, Mauro Marino, Antonio Catania, Mariano Sigillo, Licia Maglietta, Luca Lionello, Sergio Fiorentino, Luciano Virgilio

Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Maura Nuccetelli, Gianmario Pagano
Fotografia: Giovanni Galasso
Montaggio: Alessandro Corradi
Scenografia: Antonello Geleng
Costumi: Enrica Biscossi
Colonna sonora: Marco Frisina

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C’era una volta la città dei matti

C’era una volta la città dei matti

C’era una volta la città dei matti - 2009

Regia di Marco Turco

Con: Fabrizio Gifuni, Vittoria Puccini, Branko Djuric, Michela Cescon, Thomas Trabacchi, Sandra Toffolatti.

Sceneggiatura: Alessandro Sermoneta, Katja Colja, Elena Bucaccio, Marco Turco
Fotografia: Marco Onorato
Montaggio: Massimo Quaglia
Scenografia: Walter Caprara
Costumi: Lia Francesca Morandini
Colonna sonora: Mauro Pagani

  • Miglior attore al Festival di Montecarlo, 2010
  • Miglior attore al Roma Fiction Festival, 2010
  • Miglior attore al Busto Arsizio film festival, 2010
  • Miglior attore al Festival di Alghero, 2010
  • Premio della Rivista del Cinematografo, 2010
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Ragazzi di vita-Porro

Ragazzi di vita - Foto di Esther Favilla

"Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini - 2015

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Gifuni nel gran racconto romano di Pasolini

Serata bella e importante quella del 7 giugno in cui Fabrizio Gifuni ha letto alcune parti dei Ragazzi di vita di Pasolini al Parenti, dove tornerà sicuro alternando, a giocoliere della parola e dei sentimenti, con Camus e con una nuova prova, Bolaño. Il “fratello” Lehman ha lasciato l’economia mondiale, Wall Street, gli shabbat e si ri-posiziona nelle borgate romane, dove era partito con Na’ specie di cadavere lunghissimo.
Ed è ancora e sempre Pasolini: ma quelli di Gifuni non sono solo dei reading, non sta impalato col microfono in mano davanti a un leggìo con la lampadina accesa, bensì si muove, accende di vita propria le pagine che legge, fa del neo realismo col linguaggio di vita dello scrittore friulano, consulente di parolacce di borgata per il Fellini delle Notti di Cabiria e debuttante scandaloso nel 1955 con questo romanzo che rivoluzionò un modo di scrivere e di essere.
Riesce nello stesso tempo a far vivere e vedere le avventure di questi ragazzi di vita (i vecchi racconti romani di Moravia…) ed anche a storicizzare l’opera (che non ha mai preso, se non sotto mentite spoglie, la strada del cinema) inserendo con la sua arte dialettica delle invisibili “virgolette”. Un romanzo attualissimo e in cui debuttano personaggi che poi si rincorrono nella carriera multimediale di Pasolini: 75 minuti sulle 9 ore e 20 che occupa l’integrale audio libro Emons letto dall’attore di Capitale umano e che in tv è stato sia De Gasperi sia Basaglia. “Un’altra straordinaria occasione, come Gadda, di ripercorrere un’avventura linguistica” dice Gifuni che è appena stato come professore ad Harvard a parlare di Gadda. Come ha vivisezionato il romanzo pasoliniano? “Un principio di piacere, le parti che mi emozionavano di più, ma anche cercando di restituire un arco narrativo pur per ellissi e in modo frammentario.
Al centro c’è il Riccetto, già presente nel monologo curato da Giuseppe Bertolucci: è un archetipo dell’immaginario pasoliniano che nasce in una sua poesia giovanile poi riscritta”. Ma quello che appassiona Gifuni in questi suoi viaggi nella memoria letteraria (mai così attuale) è il gioco a rimpiattino tra prima e terza persona, quel gioco che viene da Pirandello e non a caso piaceva tanto a Ronconi quando prendeva ispirazione dai libri (e lo fece con Gadda, pure lui, tra gli altri), sono i passaggi continui dalla vita all’opera e viceversa. Le parole dell’artista restituiscono le danze dei Narcisi di borgata, quegli accattoni capaci di morire sulla croce come si è di recente visto nella riduzione teatrale della “Ricotta”: “L’ossessione pasoliniana prende corpo nei ‘50 in questo che è il suo miglior affresco. Le pulsioni che attraversano la mia lettura oscillano continuamente tra un romanzo intatto nella sua purezza senza rughe, ma che è impossibile non leggere con gli occhi del presente, addirittura come premonizione di vita e di morte del poeta. Pasolini dissemina l’opera di riflessioni sulla morte, riesce perfino a prefigurare la stessa immagine del suo assassinio”.
E torna così il grande tema del rapporto mai scisso tra vita e morte, leggere Pasolini è essere sempre esposti a quest’oscillazione: “Per l’Attore è una festa entrare in quel mondo, quelle parole, quelle memorie. “Ragazzi di vita” è uno dei romanzi più belli del 900 e mi emoziona giocare col ruolo, affiancandolo, facendolo apparire e scomparire, nascondendomi dietro di lui o lasciare che lui si nasconda dietro di me, una danza continua tra narratore e personaggio, tra discorso diretto e indiretto: la magìa di questa dissolvenza è la cosa che mi appassiona, far balenare per frammenti qualcuno ora vero e ora scomparso, come i Lehman. Segno per fortuna che un certo legame rituale della scena può ancora restare intatto”. E non tutto è perduto.

Maurizio Porro, cultweek.com – 12 giugno 2015