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C’era una volta la città dei matti

C’era una volta la città dei matti

C’era una volta la città dei matti - 2010

Regia di Marco Turco

Con: Fabrizio Gifuni, Vittoria Puccini, Branko Djuric, Michela Cescon, Thomas Trabacchi, Sandra Toffolatti.

Sceneggiatura: Alessandro Sermoneta, Katja Colja, Elena Bucaccio, Marco Turco
Fotografia: Marco Onorato
Montaggio: Massimo Quaglia
Scenografia: Walter Caprara
Costumi: Lia Francesca Morandini
Colonna sonora: Mauro Pagani

  • Miglior attore al Festival di Montecarlo, 2010
  • Miglior attore al Roma Fiction Festival, 2010
  • Miglior attore al Busto Arsizio film festival, 2010
  • Miglior attore al Festival di Alghero, 2010
  • Premio della Rivista del Cinematografo, 2010
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Ragazzi di vita-Porro

Ragazzi di vita - Foto di Esther Favilla

"Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini - 2015

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Gifuni nel gran racconto romano di Pasolini

Serata bella e importante quella del 7 giugno in cui Fabrizio Gifuni ha letto alcune parti dei Ragazzi di vita di Pasolini al Parenti, dove tornerà sicuro alternando, a giocoliere della parola e dei sentimenti, con Camus e con una nuova prova, Bolaño. Il “fratello” Lehman ha lasciato l’economia mondiale, Wall Street, gli shabbat e si ri-posiziona nelle borgate romane, dove era partito con Na’ specie di cadavere lunghissimo.
Ed è ancora e sempre Pasolini: ma quelli di Gifuni non sono solo dei reading, non sta impalato col microfono in mano davanti a un leggìo con la lampadina accesa, bensì si muove, accende di vita propria le pagine che legge, fa del neo realismo col linguaggio di vita dello scrittore friulano, consulente di parolacce di borgata per il Fellini delle Notti di Cabiria e debuttante scandaloso nel 1955 con questo romanzo che rivoluzionò un modo di scrivere e di essere.
Riesce nello stesso tempo a far vivere e vedere le avventure di questi ragazzi di vita (i vecchi racconti romani di Moravia…) ed anche a storicizzare l’opera (che non ha mai preso, se non sotto mentite spoglie, la strada del cinema) inserendo con la sua arte dialettica delle invisibili “virgolette”. Un romanzo attualissimo e in cui debuttano personaggi che poi si rincorrono nella carriera multimediale di Pasolini: 75 minuti sulle 9 ore e 20 che occupa l’integrale audio libro Emons letto dall’attore di Capitale umano e che in tv è stato sia De Gasperi sia Basaglia. “Un’altra straordinaria occasione, come Gadda, di ripercorrere un’avventura linguistica” dice Gifuni che è appena stato come professore ad Harvard a parlare di Gadda. Come ha vivisezionato il romanzo pasoliniano? “Un principio di piacere, le parti che mi emozionavano di più, ma anche cercando di restituire un arco narrativo pur per ellissi e in modo frammentario.
Al centro c’è il Riccetto, già presente nel monologo curato da Giuseppe Bertolucci: è un archetipo dell’immaginario pasoliniano che nasce in una sua poesia giovanile poi riscritta”. Ma quello che appassiona Gifuni in questi suoi viaggi nella memoria letteraria (mai così attuale) è il gioco a rimpiattino tra prima e terza persona, quel gioco che viene da Pirandello e non a caso piaceva tanto a Ronconi quando prendeva ispirazione dai libri (e lo fece con Gadda, pure lui, tra gli altri), sono i passaggi continui dalla vita all’opera e viceversa. Le parole dell’artista restituiscono le danze dei Narcisi di borgata, quegli accattoni capaci di morire sulla croce come si è di recente visto nella riduzione teatrale della “Ricotta”: “L’ossessione pasoliniana prende corpo nei ‘50 in questo che è il suo miglior affresco. Le pulsioni che attraversano la mia lettura oscillano continuamente tra un romanzo intatto nella sua purezza senza rughe, ma che è impossibile non leggere con gli occhi del presente, addirittura come premonizione di vita e di morte del poeta. Pasolini dissemina l’opera di riflessioni sulla morte, riesce perfino a prefigurare la stessa immagine del suo assassinio”.
E torna così il grande tema del rapporto mai scisso tra vita e morte, leggere Pasolini è essere sempre esposti a quest’oscillazione: “Per l’Attore è una festa entrare in quel mondo, quelle parole, quelle memorie. “Ragazzi di vita” è uno dei romanzi più belli del 900 e mi emoziona giocare col ruolo, affiancandolo, facendolo apparire e scomparire, nascondendomi dietro di lui o lasciare che lui si nasconda dietro di me, una danza continua tra narratore e personaggio, tra discorso diretto e indiretto: la magìa di questa dissolvenza è la cosa che mi appassiona, far balenare per frammenti qualcuno ora vero e ora scomparso, come i Lehman. Segno per fortuna che un certo legame rituale della scena può ancora restare intatto”. E non tutto è perduto.

Maurizio Porro, cultweek.com – 12 giugno 2015

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Concerto per Amleto-Gazzetta

Morte Borromini

"Concerto per Amleto", per orchestra sinfonica - 2016

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Marrone e Gifuni gran coppia per Amleto

I testi di Shakespeare e le suite di Šostakovič

Con Rino Marrone non si va mai incontro all’ovvio; anche quando non dirige il suo fido e sperimentato “Collegium”, Marrone compila sempre programmi di stimolante interesse e così è stato anche quando è tornato sul podio dell’orchestra sinfonica della provincia, esibitasi, per fortuna degli ascoltatori (una volta tanto più numerosi del solito) allo Showville.
Il tema della serata era “Concerto per Amleto” e univa in una suite abilmente articolata, le musiche che il grande Šostakovič scrisse nel 1932 per arricchire per una produzione teatrale del dramma scespiriano (messo in scena da Nicolai Akimov) e nel 1964 come colonna sonora della versione cinematografica del dramma, con la regia di Kozintsev. Venticinque brani in tutto, sicuramente in “prima” a Bari, ma forse anche in Italia.
Nell’arco della sua lunga, e tormentata, carriera, il musicista russo (1906-1975), ripetutamente passò “dalla polvere agli altari”, ma pur variando ed anche sensibilmente la sua cifra stilistica, mantenne sempre una fondamentale coerenza, assumendo – oggi possiamo ben dirlo – una posizione di prestigio che ne fa uno dei maggiori compositori del ‘900. L’impatto, diverso e sensibilmente, con la vicenda del principe di Danimarca, stimolò in maniera incisivamente colorita la sua vena creativa, ed i brani brevi o meno, originali o abilmente inseriti (si pensi all’impiego del classico tema del Dies Irae) danno vita ad una suite colorita, avvincente, ricca di spunti estremamente varii, nei quali l’ironia a tratti amara, si intreccia con tensioni agghiaccianti o momenti – rari, comunque – di più distesa e cantante melodiosità. Musica di per sé quindi meritevole di ascolto.

Ma l’occasione è stata propizia per creare una serata ricca di ulteriore avvincente presa e questo grazie alla genialità creativa ed al trascinante talento teatrale di Fabrizio Gifuni. Il giovane e valente attore – meglio sarebbe definirlo “uomo di teatro” a tutto campo – ha infatti assortito un accorto e stimolante collage di brani tratti dal lavoro di Shakespeare, alternandoli come posizionamento ai momenti musicali, ma li ha detti con una ricchezza incredibile di modulazioni recitative, che faceva da pendant fascinoso alla musica. La voce di Gifuni si è trasformata in uno strumento trascinante, dai toni e dai timbri estremamente varii, camaleontica potremmo dire, ideale complemento al tipo di musica. Un’alternanza serrata e travolgente che ha affascinato il pubblico. Va aggiunto che per l’orchestra barese la prova era quanto mai impegnativa, ma gli strumentisti hanno saputo, una volta di più, realizzare impeccabilmente le intenzioni di Marrone.
Un concerto – meglio sarebbe dire uno spettacolo – di straordinaria efficacia e realizzato benissimo e che sarebbe un vero peccato se non venisse portato anche al di fuori di Bari. Pubblico entusiasta e che alla fine ha richiamato ripetutamente alla ribalta Marrone e Gifuni. Prima del concerto è stato osservato un minuto di raccoglimento per i morti di Lampedusa.

Nicola Sbisà – La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 ottobre 2013

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Prima che la notte

Prima che la notte

Prima che la notte - 2018

Regia di Daniele Vicari

Con: Fabrizio Gifuni, Lorenza Indovina, Dario Aita, Selene Caramazza, Beniamino Marcone, Carlo Calderone, Barbara Giordano, David Coco, Gaetano Aronica

Sceneggiatura: Claudio Fava, Miki Gambino e Monica Zappelli
Direttore della fotografia: Gherardo Gossi
Musiche: Theo Teardo
Costumi: Roberta e Francesca Vecchi
Produzione IIF

  • Premio della Giuria Studenti, Festival del Cinema Italiano a Tolosa – 2018
  • Nastro d’Argento della legalità al film e all’interpretazione – 2018
  • Premio del pubblico all’Ischia Film Festival – 2018

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