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Elettra

Elettra

"Elettra"- 1993/94

regia di Massimo Castri

Scene: Maurizio Balò

Luci: Sergio Rossi

Con:

Galatea Ranzi, Elettra

Fabrizio Gifuni, Oreste

Annamaria Guarnieri, Clitennestra

Tonino Pierfederici, Aio

Paola e Marisa Della Pasqua, coro

 

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teatro

Antigone

“Antigone” - Foto di Johanna Weber

"Antigone" di Sofocle - 1995/1997

regia di Theodoros Terzopoulos

Atene, Teatro Attis, estate 1997 (Tourné in Cina, Giappone e Corea)

Epidauro – 1995

Con:

Galatea Ranzi: Antigone

Gaia Aprea: Ismene

Palumbo: Creonte

Fabrizio Gifuni: Guardia

Marco Brancato: Tiresia

Cina e Giappone – 1997

Con:

Gaia Aprea: Antigone

Sonia Berganasco: Ismene

Fabrizio Gifuni: Creonte

Paolo Musio: Capo Coro

Marco Brancato: Tiresia

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Le avventure della villeggiatura

Le avventure della villeggiatura

“Le avventure della villeggiatura” - 1996/97

I rappresentazione 27 maggio 1996

regia di Massimo Castri

scene di Maurizio Balò

luci di Sergio Rossi

Con:

Brigida: Michela Martini

Costanza: Laura Panti

Ferdinando: Mauro Malinverno

Filippo: Mario Valgoi

Giacinta: Sonia Bergamasco

Guglielmo: Fabrizio Gifuni

Leonardo: Luciano Roman

Paolino: Alarico Salaroli

Rosina: Cristina Spina

Sabina: Anita Laurenzi

Tognino: Pietro Faiella

Vittoria: Stefania Felicioni

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Le smanie per la villeggiatura

“Le smanie per la villeggiatura”

"Le smanie per la villeggiatura" - 1995/96

di Carlo Goldoni

regia di Massimo Castri

scene, Maurizio Balò

luci, Sergio Rossi

Con:

Mario Valgoi, Filippo

Sonia Bergamasco, Giacinta

Fabrizio Gifuni, Guglielmo

Luciano Roman, Leonardo

Stefania Felicioli, Vittoria

Mauro Malinverno, Ferdinando

Tonino Pierfederici, Fulgenzio

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Il ritorno dalla villeggiatura

Ritorno dalla villeggiatura

"Il ritorno dalla villeggiatura" - 1996/97

I rappresentazione 27 novembre 1996

regia di Massimo Castri

scene e costumi di Maurizio Balò

luci di Sergio Rossi

musiche di scena di Arturo Annecchino

produzione del Teatro Metastasio di Prato e dello Stabile dell’Umbria

Con:
Mario Valgoi ( Filippo), Sonia Bergamasco (Giacinta), Fabrizio Gifuni (Guglielmo), Luciano Roman (Leonardo), Stefania Felicioli (Vittoria), Mauro Malinverno (Ferdinando), Tonino Pierfederici (Fulgenzio)

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Na specie de cadavere lunghissimo

‘Na specie de cadavere lunghissimo - Foto di Filippo Manzini

"‘Na specie de cadavere lunghissimo" - 2004

Un’idea di Fabrizio Gifuni (da Pier Paolo Pasolini e Giorgio Somalvico)

regia di Giuseppe Bertolucci

con Fabrizio Gifuni

disegno luci: Cesare Accetta

direttore tecnico e fonica: Paolo Gamper

produzione: Teatro delle Briciole-Solares Fondazione delle Arti

tournèe a cura di Natalia Di Iorio

Appunti per uno spettacolo

“Per Eraclito il mondo non è altro che un tessuto illusorio di contrari. Ogni coppia di contrari è un enigma, il cui scioglimento è l’unità, il Dio che vi sta dietro”. Continuo a trovare in queste parole qualcosa che si avvicina moltissimo a quel profondo senso di mistero che accoglie la vita, l’opera e la morte di Pier Paolo Pasolini. Quando alcuni anni fa iniziavo a pensare all’idea di uno spettacolo su Pasolini, è proprio in termini di opposizione che il mio istinto si muoveva : padre e figlio, natura e opera d’arte, vittima e carnefice, erano solo alcune delle antinomie che continuamente si affacciavano sul mio cammino. Ma anche il buio e la luce, la violenza e la mitezza, Dottor Jekyll e Mister Hyde. Certo, l’urgenza politica era altrettanto forte: Così forte – in questi tempi bui – da rischiare di travolgere tutto. Il fiume si ingrossa pericolosamente e gli argini rischiano di rompersi. Ogni giorno che passa. C’era il desiderio di raccontare la tragedia pubblica e privata di un poeta che aveva visto scomparire in soli tre lustri il solo mondo in cui voleva riconoscersi. Il grido lacerante e disperato di un uomo che urlava nel deserto contro l’immoralità e la cecità del vecchio Potere che stava aprendo la strada all’avvento di un Nuovo Potere – di un nuovo fascismo – “il più potente e totalitario che ci sia mai stato.” Ma anche la privatissima tragedia di chi, in virtù di quella stessa catastrofe politica e antropologica che vedeva abbattersi sull’Italia, non riconosceva più i “corpi” dei suoi amati ragazzi, che sembravano trasformarsi – sotto i suoi occhi – da “simpatici malandrini” in “spettrali assassini”. I suoi amati “riccetti” stavano cambiando maschera: dall’innocenza al crimine. Ma quella frase, scritta da Giorgio Colli, nella sua Nascita della filosofia, proprio nel 1975, anno della morte del poeta di Casarsa, ma riferita al grande sapiente di Efeso, continuava come un ragno invisibile a tessere la sua tela. E la lettura di Petrolio – un viaggio spericolato nell’ultimo dei labirinti – mi riportava ancora a quella linea d’ombra: Carlo di Polis e Carlo di Tetis, protagonisti nella scissione del romanzo incompiuto, tornavano a spaccare l’io. Come Paolo di Tarso. Come Paolo di Casarsa. Al centro del labirinto stava la bestia immonda. Ma non era che l’immagine dell’eroe riflessa allo specchio. Passato a una Nuova gioventù, Narciso, al termine di infinite danze, si inabissava nel suo specchio d’acqua. “Io sono una viola e un ontano, lo scuro e il pallido della carne…”, ”io sono nero di amore, né Santo né Diavolo…”, “io sono un prete e un uomo libero, due scuse per non vivere…”. La frantumazione e l’ossessione dell’identità tornavano a commuovermi. “Noi siamo perciò una persona sola (la Dissociazione è la struttura delle strutture: / lo sdoppiamento del personaggio in due personaggi / è la più grande delle invenzioni letterarie)”dice il poeta in Bestia da stile. “Il Dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame”, dice Eraclito in uno dei suoi frammenti. Non mi restava che seguire il corso dell’acqua.

Fabrizio Gifuni

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I kiss your hands

“I kiss your hands”  catalogo semiserio delle lettere mozartiane - Foto di M. Mirabella

"I kiss your hands" catalogo semiserio delle lettere mozartiane - 2006/2007

Da un’idea di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Con Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Violoncello: Paolo Damiani

Pianoforte: Danilo Rea, Rita Marcotulli

Clarinetti: Gianluca Troversi

Musiche originali e libere trascrizioni da temi mozartiani: Paolo Damiani

Drammaturgia: Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Suono e disegno luci: Fabio Vignaroli

Breve storia dello spettacolo

Dopo aver debuttato nell’estate del 2006 a Roma, nell’ambito della rassegna ‘I Concerti nel parco’, ed essere stato ospite nella sezione musicale di Taormina Arte, il progetto ‘I Kiss your hands – catalogo semiserio delle lettere mozartiane’ riprende il suo percorso nel 2007, con la collaborazione di SOLARES fondazione culturale. Riveduto ed ampliato, lo spettacolo – ideato da Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni (interpreti ed autori della drammaturgia) e Paolo Damiani (autore ed interprete delle musiche) – inizia nell’estate del 2007 una fortunata tournée, nell’ambito di alcuni fra i più prestigiosi festival teatrali e musicali italiani. Avvalendosi della preziosa collaborazione di altri tre straordinari musicisti – Gianluigi Trovesi (ai clarinetti), Danilo Rea e Rita Marcotulli (che si alternano al pianoforte durante le repliche) – ‘I Kiss your hands’ viene presentato il 7 luglio a Cesena (I Suoni del tempo), il 14 al Teatro Comunale di Bologna (L’estate del Bibiena) e il 19 nell’area archeologica di Vulci (Il senso dei luoghi). Il 22 luglio è ospite del Ravello Festival 2007 e il 25 e il 26 dello stesso mese è a Nora, nella splendida cornice del teatro romano, all’ interno di una delle più belle aree archeologiche del nostro paese (Festival la notte dei poeti). Nell’estate 2008 è a Pesaro, Caserta e al Festival Jazz di Roccella Jonica.

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Le sante corde dei canti

"Le sante corde dei canti ". Viaggio nella Divina Commedia

Un’idea di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Voci: Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Chitarre: Stefano Cardi e Giulio Arnofi

Prologo: Marco Santagata

Partitura vocale di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Musiche a cura di Stefano Cardi

I rappresentazione Lucera, Festival della letteratura mediterranea, 13 settembre 2008

Esiste una prima lettura della Commedia; non ne esiste un’ultima, poiché il poema, una volta scoperto, continua ad accompagnarci fino alla fine. Come la lingua di Shakespeare, come l’algebra o il nostro stesso passato, la Divina Commedia è una città che non riusciremo mai ad esplorare nella sua interezza; la terzina più consunta e ripetuta può, una sera, rivelarmi chi sono o che cos’è l’universo.
J.L.Borges

Lo spettacolo-concerto Le sante corde dei canti (preceduto da un Prologo “d’autore” affidato alla voce di Marco Santagata) propone cinque celebri canti dalla Commedia immersi in una scena musicale creata dal suono di due chitarre e da altri strumenti percussivi che scandiscono le stazioni del viaggio dall’Inferno al Paradiso e danno vita ad un flusso narrativo dal respiro ininterotto.

In scena, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Stefano Cardi e Giulio Arnofi.

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Non fate troppi pettegolezzi

“Non fate troppi pettegolezzi”. Omaggio a Cesare Pavese, Fabrizio Gifuni e Cesare Picco - Foto di Momy Manetti

“Non fate troppi pettegolezzi”. Omaggio a Cesare Pavese - 2008

Un’idea di Fabrizio Gifuni

Voce: Fabrizio Gifuni

Pianoforte: Cesare Picco

Drammaturgia originale di Fabrizio Gifuni

Musiche originali di Cesare Picco

Produzione PARMACONCERTI

Come per gli spettacoli su Gadda e Pasolini, un testo originale nato da un personale lavoro di drammaturgia su materiali pensati dal poeta come parola scritta non destinata alla scena. La spina dorsale di questo corpo di scrittura è costituita da un esilarante e malinconico racconto giovanile (“Il blues delle cicche”), agito in prima persona da Masino, giornalista e chansonnier, sfuggente alter ego dello stesso Pavese; arti vitali di questo nuovo corpo poetico, alcune fra le sue liriche più intense, oltre a diversi brani dei suoi diari privati. Il viaggio ci conduce – attraverso il suono della musica e delle parole – fino al termine prematuro della sua vita. Il titolo dello spettacolo -“Non fate troppi pettegolezzi” – fa riferimento alle ultime parole annotate dal poeta su una pagina bianca di un suo libro (“Dialoghi con Leucò”), prima di togliersi la vita a Torino, in una calda notte dell’agosto 1950. Lo spettacolo – in forma di concerto – si avvale della preziosa collaborazione di uno dei più bravi ed affermati pianisti delle ultime generazioni: Cesare Picco. Pensando al ‘non rapporto’ di Pavese con la musica colta e alla sua passione per la ‘canzonetta’ popolare, Picco intreccia il suo originale ordito musicale alle parole del poeta.
Fabrizio Gifuni

Testi di Cesare Pavese:

Il blues delle cicche (da “Ciao Masino”)
Alle finestre di un 4 piano (da “Poesie Giovanili”)
Sono andato una sera di dicembre (da “Rinascita”)
I due corpi si scuotono avvinghiati (da “Poesie Giovanili”)
Oh ballerine dalle coscie nude (da “Rinascita”)
Disciplina antica (da “Lavorare Stanca”)
Tutta la perfezione (da “Le febbri di decadenza”)
A sol, di saxofono (da “Blues della grande città”)
No, io son nato per l’inverno (da “Estravaganti scelte”)
Questa città mi ha vinto come un mare (da “Blues della grande città”)

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Trasumanar

Trasumanar

Trasumanar... (da Dante a Pasolini) - 2010 reading

con Fabrizio Gifuni

Drammaturgia: Stefano Massini

Prima lettura in occasione del Premio Francesco Mazzoni 2010 assegnato a Fabrizio Gifuni, dalla Società degli Studi Danteschi – Firenze, Teatro della Pergola 24 marzo del 2010

Da Dante:

Inferno, canto I
Paradiso, Canto I

Da Pasolini:

Ali dagli occhi azzurri (La mortaccia)
Divina mimesis (canto I seconda parte)
Trasumanar e organizzar (La poesia della tradizione)