Mese: Dicembre 2020
Le avventure della villeggiatura
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- Data dell'articolo Dicembre 22, 2020
“Le avventure della villeggiatura” - 1996/97
I rappresentazione 27 maggio 1996
regia di Massimo Castri
scene di Maurizio Balò
luci di Sergio Rossi
Con:
Brigida: Michela Martini
Costanza: Laura Panti
Ferdinando: Mauro Malinverno
Filippo: Mario Valgoi
Giacinta: Sonia Bergamasco
Guglielmo: Fabrizio Gifuni
Leonardo: Luciano Roman
Paolino: Alarico Salaroli
Rosina: Cristina Spina
Sabina: Anita Laurenzi
Tognino: Pietro Faiella
Vittoria: Stefania Felicioni
Le smanie per la villeggiatura
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- Data dell'articolo Dicembre 22, 2020
"Le smanie per la villeggiatura" - 1995/96
di Carlo Goldoni
regia di Massimo Castri
scene, Maurizio Balò
luci, Sergio Rossi
Con:
Mario Valgoi, Filippo
Sonia Bergamasco, Giacinta
Fabrizio Gifuni, Guglielmo
Luciano Roman, Leonardo
Stefania Felicioli, Vittoria
Mauro Malinverno, Ferdinando
Tonino Pierfederici, Fulgenzio
Il ritorno dalla villeggiatura
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- Data dell'articolo Dicembre 22, 2020
"Il ritorno dalla villeggiatura" - 1996/97
I rappresentazione 27 novembre 1996
regia di Massimo Castri
scene e costumi di Maurizio Balò
luci di Sergio Rossi
musiche di scena di Arturo Annecchino
produzione del Teatro Metastasio di Prato e dello Stabile dell’Umbria
Con:
Mario Valgoi ( Filippo), Sonia Bergamasco (Giacinta), Fabrizio Gifuni (Guglielmo), Luciano Roman (Leonardo), Stefania Felicioli (Vittoria), Mauro Malinverno (Ferdinando), Tonino Pierfederici (Fulgenzio)
Na specie de cadavere lunghissimo
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- Data dell'articolo Dicembre 21, 2020
"‘Na specie de cadavere lunghissimo" - 2004
Un’idea di Fabrizio Gifuni (da Pier Paolo Pasolini e Giorgio Somalvico)
regia di Giuseppe Bertolucci
con Fabrizio Gifuni
disegno luci: Cesare Accetta
direttore tecnico e fonica: Paolo Gamper
produzione: Teatro delle Briciole-Solares Fondazione delle Arti
tournèe a cura di Natalia Di Iorio
1^ rappresentazione: Napoli, Teatrino dell’Accademia di Belle Arti – 4 febbraio 2004
Parma, Teatro al Parco – febbraio 2004
Pisa, Carrara – febbraio 2004
Roma, Teatro India – dal 6 al 17 aprile 2005
Pavia, Teatro Fraschini – ottobre 2005
Parma, Teatro al Parco – ottobre 2005
Roma, Teatro Valle – dal 23 al 27 novembre 2005
Milano, Palazzo della Ragione (per la stagione del Teatro Franco Parenti) – dal 1 al 12 febbraio 2006
Lecce, Teatro Politeama Greco – 22 e 23 febbraio 2007
Roma, Teatro Valle – dal 17 al 21 novembre 2010
Milano, Teatro Franco Parenti – dall’11 al 23 gennaio 2011
Roma, Teatro Vascello – dal 29 al 31 gennaio 2013
Roma, Teatro Vascello – dal 1 al 3 febbraio 2013
Firenze, Teatro della Pergola – dal 3 all’8 dicembre 2013
Pordenone, Teatro Comunale Giuseppe Verdi – 11 dicembre 2013
Parma, Teatro al Parco – 13 e 14 dicembre 2013
Chiasso (Como), Cinema Teatro Chiasso – 11 gennaio 2014
Terni, Teatro Secci – dal 31 gennaio al 1 febbraio 2014
Reggio Emilia, Teatro Cavallerizza – dall’1 al 3 dicembre 2015
Appunti per uno spettacolo
“Per Eraclito il mondo non è altro che un tessuto illusorio di contrari. Ogni coppia di contrari è un enigma, il cui scioglimento è l’unità, il Dio che vi sta dietro”. Continuo a trovare in queste parole qualcosa che si avvicina moltissimo a quel profondo senso di mistero che accoglie la vita, l’opera e la morte di Pier Paolo Pasolini. Quando alcuni anni fa iniziavo a pensare all’idea di uno spettacolo su Pasolini, è proprio in termini di opposizione che il mio istinto si muoveva : padre e figlio, natura e opera d’arte, vittima e carnefice, erano solo alcune delle antinomie che continuamente si affacciavano sul mio cammino. Ma anche il buio e la luce, la violenza e la mitezza, Dottor Jekyll e Mister Hyde. Certo, l’urgenza politica era altrettanto forte: Così forte – in questi tempi bui – da rischiare di travolgere tutto. Il fiume si ingrossa pericolosamente e gli argini rischiano di rompersi. Ogni giorno che passa. C’era il desiderio di raccontare la tragedia pubblica e privata di un poeta che aveva visto scomparire in soli tre lustri il solo mondo in cui voleva riconoscersi. Il grido lacerante e disperato di un uomo che urlava nel deserto contro l’immoralità e la cecità del vecchio Potere che stava aprendo la strada all’avvento di un Nuovo Potere – di un nuovo fascismo – “il più potente e totalitario che ci sia mai stato.” Ma anche la privatissima tragedia di chi, in virtù di quella stessa catastrofe politica e antropologica che vedeva abbattersi sull’Italia, non riconosceva più i “corpi” dei suoi amati ragazzi, che sembravano trasformarsi – sotto i suoi occhi – da “simpatici malandrini” in “spettrali assassini”. I suoi amati “riccetti” stavano cambiando maschera: dall’innocenza al crimine. Ma quella frase, scritta da Giorgio Colli, nella sua Nascita della filosofia, proprio nel 1975, anno della morte del poeta di Casarsa, ma riferita al grande sapiente di Efeso, continuava come un ragno invisibile a tessere la sua tela. E la lettura di Petrolio – un viaggio spericolato nell’ultimo dei labirinti – mi riportava ancora a quella linea d’ombra: Carlo di Polis e Carlo di Tetis, protagonisti nella scissione del romanzo incompiuto, tornavano a spaccare l’io. Come Paolo di Tarso. Come Paolo di Casarsa. Al centro del labirinto stava la bestia immonda. Ma non era che l’immagine dell’eroe riflessa allo specchio. Passato a una Nuova gioventù, Narciso, al termine di infinite danze, si inabissava nel suo specchio d’acqua. “Io sono una viola e un ontano, lo scuro e il pallido della carne…”, ”io sono nero di amore, né Santo né Diavolo…”, “io sono un prete e un uomo libero, due scuse per non vivere…”. La frantumazione e l’ossessione dell’identità tornavano a commuovermi. “Noi siamo perciò una persona sola (la Dissociazione è la struttura delle strutture: / lo sdoppiamento del personaggio in due personaggi / è la più grande delle invenzioni letterarie)”dice il poeta in Bestia da stile. “Il Dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame”, dice Eraclito in uno dei suoi frammenti. Non mi restava che seguire il corso dell’acqua.
Fabrizio Gifuni
- Golden graal, come miglior attore per il monologo teatrale 'Na specie de cadavere lunghissimo - 2006
- Premio Hystrio - 2006
- Nomination Premi Ubu, come miglior attore - 2004
- Nomination ai premi Eti Olimpici per il teatro, come miglior attore - 2004
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"I kiss your hands" catalogo semiserio delle lettere mozartiane - 2006/2007
Con Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni
Violoncello: Paolo Damiani
Pianoforte: Danilo Rea, Rita Marcotulli
Clarinetti: Gianluca Troversi
Musiche originali e libere trascrizioni da temi mozartiani: Paolo Damiani
Drammaturgia: Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni
Suono e disegno luci: Fabio Vignaroli
Breve storia dello spettacolo
Dopo aver debuttato nell’estate del 2006 a Roma, nell’ambito della rassegna ‘I Concerti nel parco’, ed essere stato ospite nella sezione musicale di Taormina Arte, il progetto ‘I Kiss your hands – catalogo semiserio delle lettere mozartiane’ riprende il suo percorso nel 2007, con la collaborazione di SOLARES fondazione culturale. Riveduto ed ampliato, lo spettacolo – ideato da Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni (interpreti ed autori della drammaturgia) e Paolo Damiani (autore ed interprete delle musiche) – inizia nell’estate del 2007 una fortunata tournée, nell’ambito di alcuni fra i più prestigiosi festival teatrali e musicali italiani. Avvalendosi della preziosa collaborazione di altri tre straordinari musicisti – Gianluigi Trovesi (ai clarinetti), Danilo Rea e Rita Marcotulli (che si alternano al pianoforte durante le repliche) – ‘I Kiss your hands’ viene presentato il 7 luglio a Cesena (I Suoni del tempo), il 14 al Teatro Comunale di Bologna (L’estate del Bibiena) e il 19 nell’area archeologica di Vulci (Il senso dei luoghi). Il 22 luglio è ospite del Ravello Festival 2007 e il 25 e il 26 dello stesso mese è a Nora, nella splendida cornice del teatro romano, all’ interno di una delle più belle aree archeologiche del nostro paese (Festival la notte dei poeti). Nell’estate 2008 è a Pesaro, Caserta e al Festival Jazz di Roccella Jonica.
"Le sante corde dei canti ". Viaggio nella Divina Commedia
Un’idea di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni
Voci: Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni
Chitarre: Stefano Cardi e Giulio Arnofi
Prologo: Marco Santagata
Partitura vocale di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni
Musiche a cura di Stefano Cardi
I rappresentazione Lucera, Festival della letteratura mediterranea, 13 settembre 2008
Esiste una prima lettura della Commedia; non ne esiste un’ultima, poiché il poema, una volta scoperto, continua ad accompagnarci fino alla fine. Come la lingua di Shakespeare, come l’algebra o il nostro stesso passato, la Divina Commedia è una città che non riusciremo mai ad esplorare nella sua interezza; la terzina più consunta e ripetuta può, una sera, rivelarmi chi sono o che cos’è l’universo.
J.L.Borges
Lo spettacolo-concerto Le sante corde dei canti (preceduto da un Prologo “d’autore” affidato alla voce di Marco Santagata) propone cinque celebri canti dalla Commedia immersi in una scena musicale creata dal suono di due chitarre e da altri strumenti percussivi che scandiscono le stazioni del viaggio dall’Inferno al Paradiso e danno vita ad un flusso narrativo dal respiro ininterotto.
In scena, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Stefano Cardi e Giulio Arnofi.
Non fate troppi pettegolezzi
- Autore articolo Di admin
- Data dell'articolo Dicembre 21, 2020
“Non fate troppi pettegolezzi”. Omaggio a Cesare Pavese - 2008
Un’idea di Fabrizio Gifuni
Voce: Fabrizio Gifuni
Pianoforte: Cesare Picco
Drammaturgia originale di Fabrizio Gifuni
Musiche originali di Cesare Picco
Produzione PARMACONCERTI
Come per gli spettacoli su Gadda e Pasolini, un testo originale nato da un personale lavoro di drammaturgia su materiali pensati dal poeta come parola scritta non destinata alla scena. La spina dorsale di questo corpo di scrittura è costituita da un esilarante e malinconico racconto giovanile (“Il blues delle cicche”), agito in prima persona da Masino, giornalista e chansonnier, sfuggente alter ego dello stesso Pavese; arti vitali di questo nuovo corpo poetico, alcune fra le sue liriche più intense, oltre a diversi brani dei suoi diari privati. Il viaggio ci conduce – attraverso il suono della musica e delle parole – fino al termine prematuro della sua vita. Il titolo dello spettacolo -“Non fate troppi pettegolezzi” – fa riferimento alle ultime parole annotate dal poeta su una pagina bianca di un suo libro (“Dialoghi con Leucò”), prima di togliersi la vita a Torino, in una calda notte dell’agosto 1950. Lo spettacolo – in forma di concerto – si avvale della preziosa collaborazione di uno dei più bravi ed affermati pianisti delle ultime generazioni: Cesare Picco. Pensando al ‘non rapporto’ di Pavese con la musica colta e alla sua passione per la ‘canzonetta’ popolare, Picco intreccia il suo originale ordito musicale alle parole del poeta.
Fabrizio Gifuni
Testi di Cesare Pavese:
Il blues delle cicche (da “Ciao Masino”)
Alle finestre di un 4 piano (da “Poesie Giovanili”)
Sono andato una sera di dicembre (da “Rinascita”)
I due corpi si scuotono avvinghiati (da “Poesie Giovanili”)
Oh ballerine dalle coscie nude (da “Rinascita”)
Disciplina antica (da “Lavorare Stanca”)
Tutta la perfezione (da “Le febbri di decadenza”)
A sol, di saxofono (da “Blues della grande città”)
No, io son nato per l’inverno (da “Estravaganti scelte”)
Questa città mi ha vinto come un mare (da “Blues della grande città”)
Trasumanar... (da Dante a Pasolini) - 2010 reading
con Fabrizio Gifuni
Drammaturgia: Stefano Massini
Prima lettura in occasione del Premio Francesco Mazzoni 2010 assegnato a Fabrizio Gifuni, dalla Società degli Studi Danteschi – Firenze, Teatro della Pergola 24 marzo del 2010
Da Dante:
Inferno, canto I
Paradiso, Canto I
Da Pasolini:
Ali dagli occhi azzurri (La mortaccia)
Divina mimesis (canto I seconda parte)
Trasumanar e organizzar (La poesia della tradizione)
Premi e riconoscimenti
Premio Francesco Mazzoni 2010 assegnato a Fabrizio Gifuni, dalla Società degli Studi Danteschi - Firenze, Teatro della Pergola 24 marzo del 2010
“Nonostante l’apparente contraddizione con l’età anagrafica del premiato questo riconoscimento a Fabrizio Gifuni è da intendersi a tutti gli effetti come un vero e proprio premio alla carriera non soltanto dunque un premio alla sua oggettiva e non comune statura di interprete ma anche e soprattutto all’importanza delle sue scelte artistiche, alla coerenza del percorso, alla lucida capacità di preservare il proprio valore al riparo da facili scorciatoie e spicciole tentazioni di show business.
Fabrizio Gifuni meritoriamente persegue da anni un itinerario di singole tappe in continuo crescendo inanellando una dopo l’altra, e con fatica, una sorprendente rassegna di sfide vinte sia che si tratti di spettacoli teatrali sia che si avventuri negli insidiosi mari aperti del cinema e della televisione. E se è vero che la sua grande, attuale popolarità nasce in primo luogo da quell’affresco capolavoro de La meglio gioventù con cui il nostro cinema trionfò a Cannes, ciò che più sorprende nella vita artistica di Gifuni è proprio la costanza con cui ben prima di quel ruolo, anno dopo anno, egli si avvicinava con passo sicuro ad majora. Eccola allora 17 anni fa già spiccare in scena nell’Elettra di un Massimo Castri o nelle sue memorabili villeggiature goldoniane, eccolo ancora consolidarsi sotto la guida di maestri come Terzopolous e Giancarlo Sepe, eccolo in fine giungere anche con Giuseppe Bertolucci al punto fermo di vibranti monografie teatrali su Pasolini, Pavese, Gadda e perfino Mozart. Tutti spettacoli, quest’ultimi, unanimemente acclamati, premiati, celebrati; nel frattempo questa giovane promessa mantenuta del teatro italiano si rivelava anche sul grande schermo. Passo dopo passo da Così ridevano di Gianni Amelio che ebbe il Leone d’oro alla mostra di Venezia nel 1998 a ruoli sempre più inattesi con registi come Magni, Chiesa, Bertolucci, Molaioli, nientemeno Ridley Scott. In pochissimi anni Gifuni è rivelazione europea al Festival di Berlino, Globo d’oro della stampa estera e Premio de Sica nel 2002, Nastro d’Argento nel 2004, Premio Flaiano, Premio Ischia e Premio Rodolfo Valentino nel 2005.
Qui, oggi, viene premiato quindi come attore completo che con ciascuno dei suoi tanti ruoli ha sempre mostrato una nitida e appassionata sensibilità d’interprete, quella stessa che gli ha fatto assolvere con raro tatto il compito di entrare nelle case di milioni di italiani vestendo ora i panni di un De Gasperi, ora di un Paolo VI, se non più di recente e con clamorosi esiti dell’inquieto psichiatra Basaglia.”